L’epoca che attraversiamo è fra le più tumultuose della storia
umana, e ne abbiamo sempre maggiore coscienza perché il teatro del mondo
intero è ormai tele-visibile, quindi immediatamente alla nostra portata con i
soli limiti imposti dai padroni delle reti. Ma è anche un’epoca di cui abbiamo,
paradossalmente, sempre minore conoscenza,
perché la vastità di quel teatro teletrasmesso, il numero e la dispersione
degli eventi che vi sono rappresentati, rendono statisticamente molto casuale e
raro che non vi si assista come passivi spettatori, ma come attivi
protagonisti, pensanti e giudicanti, perché coinvolti nelle loro conseguenze.
Il caso tipico è quello della “crisi mondiale” di cui tutti sono consapevoli,
molti milioni sono vittime, pochi sono in grado di comprenderla, quasi nessuno
è capace di non fare confusione fra le cause e gli effetti e di astenersi dal proclamare, come qualche
cialtrone, che il rimedio ci sarebbe, facile e a portata di mano, basterebbe
semplicemente …
E badiamo che questo
essere simultaneamente presenti e assenti, coscienti ma incapaci di conoscere,
rispetto alla scena di cui si è parte, vale tanto per eventi lontanissimi da
noi quanto vicinissimi, tanto di un altro continente quanto della nostra città.
Perché non è più la distanza che ci rende estranei gli uni dagli altri, quanto la estraneità gli uni dagli altri che
ci rende distanti. E questo è solo uno dei tanti effetti della massificazione
delle società e della dispersione dei suoi membri, che accresce le lontananze
anche quando si può annullarle comunicando istantaneamente via internet o
avvicinandosi velocemente con i moderni mezzi di viaggio.
Siamo dunque sempre più distanti ed estranei, e quindi confusi,
noi membri delle società “avanzate”. Forse è stata proprio la enorme
semplificazione delle comunicazioni di ogni tipo e la loro stessa
massificazione che, annullando le distanze, hanno contratto il nostro tempo,
anche quello libero, assorbendo maleficamente quello che le passate generazioni
dedicavano alla riflessione, allo sguardo meditativo, alla conversazione, alla
lettura e all’apprendimento. L’invasione barbarica dell’attualità tele-visiva
trasforma tutto in spettacolo di suoni e
luci cui si assiste senza pensare, senza darsi una ragione di ciò che
avviene e degli effetti che produrrà. Perché lo spettacolo è per sua
natura piatto e inaccessibile, tanto
sullo schermo quanto sulla scena della piazza invasa dalla massa tele-trasmessa
che recita la sua parte per chi ne approfitterà.
Ecco
perché la società dello spettacolo è un insuperabile strumento del pensiero
unico e devoto, che è stato largamente sfruttato dalle antiche chiese, ma
soprattutto dalle moderne dittature: fascismo e nazismo ne hanno fatto ampio
uso per conquistare il consenso di massa ai loro empi progetti di distruzione e
ai loro inumani disegni di annientamento di popoli.
Ecco
perché occorre tentare in tutti i modi di riappropriarci della conoscenza
attraverso la lettura e l’apprendimento. Il telecomando serve anche per
spegnere.