Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



7 marzo 2013

Quello di Grillo è un altro spettacolo che accresce la confusione perché abbassa la conoscenza

L’epoca che attraversiamo è fra le più tumultuose della storia umana,  e ne abbiamo sempre maggiore coscienza perché il teatro del mondo intero è ormai tele-visibile, quindi immediatamente alla nostra portata con i soli limiti imposti dai padroni delle reti. Ma è anche un’epoca di cui abbiamo, paradossalmente, sempre minore conoscenza, perché la vastità di quel teatro teletrasmesso, il numero e la dispersione degli eventi che vi sono rappresentati, rendono statisticamente molto casuale e raro che non vi si assista come passivi spettatori, ma come attivi protagonisti, pensanti e giudicanti, perché coinvolti nelle loro conseguenze. Il caso tipico è quello della “crisi mondiale” di cui tutti sono consapevoli, molti milioni sono vittime, pochi sono in grado di comprenderla, quasi nessuno è capace di non fare confusione fra le cause e gli effetti e  di astenersi dal proclamare, come qualche cialtrone, che il rimedio ci sarebbe, facile e a portata di mano, basterebbe semplicemente …  
 E badiamo che questo essere simultaneamente presenti e assenti, coscienti ma incapaci di conoscere, rispetto alla scena di cui si è parte, vale tanto per eventi lontanissimi da noi quanto vicinissimi, tanto di un altro continente quanto della nostra città. Perché non è più la distanza che ci rende estranei gli uni dagli altri,  quanto la estraneità gli uni dagli altri che ci rende distanti. E questo è solo uno dei tanti effetti della massificazione delle società e della dispersione dei suoi membri, che accresce le lontananze anche quando si può annullarle comunicando istantaneamente via internet o avvicinandosi velocemente con i moderni mezzi di viaggio. 
Siamo dunque sempre più distanti ed estranei, e quindi confusi, noi membri delle società “avanzate”. Forse è stata proprio la enorme semplificazione delle comunicazioni di ogni tipo e la loro stessa massificazione che, annullando le distanze, hanno contratto il nostro tempo, anche quello libero, assorbendo maleficamente quello che le passate generazioni dedicavano alla riflessione, allo sguardo meditativo, alla conversazione, alla lettura e all’apprendimento. L’invasione barbarica dell’attualità tele-visiva trasforma tutto in spettacolo di suoni e luci cui si assiste senza pensare, senza darsi una ragione di ciò che avviene e degli effetti che produrrà. Perché lo spettacolo è per sua natura  piatto e inaccessibile, tanto sullo schermo quanto sulla scena della piazza invasa dalla massa tele-trasmessa che recita la sua parte per chi ne approfitterà.
Ecco perché la società dello spettacolo è un insuperabile strumento del pensiero unico e devoto, che è stato largamente sfruttato dalle antiche chiese, ma soprattutto dalle moderne dittature: fascismo e nazismo ne hanno fatto ampio uso per conquistare il consenso di massa ai loro empi progetti di distruzione e ai loro inumani disegni di annientamento di popoli.
Ecco perché occorre tentare in tutti i modi di riappropriarci della conoscenza attraverso la lettura e l’apprendimento. Il telecomando serve anche per spegnere.