Qualche giorno fa a “Sky TG24 Economia” un economista dichiarava, con sguardo severo, che non è proprio il caso di affidare a un referendum popolare la sentenza finale sulle centrali nucleari. Infatti non può spettare a dei cittadini ignoranti ed emotivi di prendere decisioni in quella materia, ma solo a dei tecnici e a dei politici competenti e distaccati, poiché in ogni caso il futuro appartiene all’energia atomica.
Tecnici e politici “competenti e distaccati”? Come in Giappone?
Un’ampia ricerca americana (New York Times del 25/4) descrive nei dettagli lo scandalo della “cultura della collusione” che in Giappone, da molti anni, ha creato una perfetta complicità fra le Società dell’energia nucleare, l’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare e industriale preposta ai controlli e alla regolamentazione, i burocrati del Ministero del commercio dell’economia e dell’industria da cui l’Agenzia dipende, e i politici al potere. Una situazione che, neanche a dirlo, è stata fra le cause della catastrofe nucleare.
Effetti della “collusione”? In poche parole la completa subordinazione delle esigenze di sicurezza alle regole del massimo profitto, con la complicità delle autorità pubbliche, lautamente remunerate per quel loro servizio. Ecco qualche esempio.
Nel 2000 un ispettore nippo-americano, Kei Sugaoka che aveva collaborato con la General Electric, segnalò all’Agenzia un guasto all’impianto di Fukushima che egli riteneva fosse stato tenuto nascosto. Se quella notizia fosse divenuta pubblica la società Tokio Electric Power, che gestiva l’impianto, avrebbe dovuto sostenere onerose spese di riparazione. Per evitarlo l’Agenzia fece sapere il nome dell’ispettore alla società di gestione che provvide a farlo radiare da quel ramo industriale.
I funzionari più influenti del Ministero e dell’Agenzia, incaricati dei controlli, vengono premiati al momento della pensione con lucrosi incarichi presso le Società che prima controllavano. A loro volta gli esperti dell’Agenzia provengono dalle file dei tecnici pensionati da quelle stesse Società e questo li induce a mitigare i loro controlli.
Persino nel mondo accademico la “collusione” produce degli effetti: gli accademici che criticano il nucleare subiscono discriminazioni dato che le ricerche in quel settore sono finanziate dal governo. Quanto alla classe politica, sia di governo che di opposizione, grazie al sistema elettorale giapponese subisce largamente l’influenza dalla più grande lobby degli affari, la Keidanren, che manda in Parlamento fedeli sostenitori delle politiche in favore delle Società interessate agli impianti nucleari.
Fino a poco tempo fa era considerato un suicidio politico criticare un sistema politico-sociale assai più interessato a favorire larghi profitti che a garantire la sicurezza dei cittadini. Solo perché protetto dal maggior movimento buddista del paese un membro del Partito Democratico al potere si è ora sentito di affermare: “E’ tutta una questione di denaro.”
Occorre stare in guardia quando parlano certi “economisti”. Perché in televisione diffondono il Verbo secondo il quale criticare il mercato e toccare i profitti è sempre un peccato mortale, soprattutto se a farlo sono i cittadini. La democrazia, si sa, è un impiccio per il grande capitale che vuole poter decidere da solo quello che più gli conviene. E come dimostra la stampa americana, paga anche bene per ottenere i suoi scopi.