Sto parafrasando dei versi
satirici (Matteo Boiardo 1453) che narrano di un guerriero che «a traverso
tagliato» fu così accuratamente «l’un pezzo sull’altro suggellato» da non
accorgersi di essere stato ucciso. Tanto che riprese a menar colpi a destra e a
manca finché «cadde il busto sopra la cintura» ponendo così fine al suo
ardimento.
Ebbene non sembra anche a voi che sia una perfetta metafora di quel che sta accadendo
alle classi dirigenti della Unione Europea? Le quali si credono ancora vive
perché combattono nei vari paesi membri la depressione economica, la crisi
della politica e l’esilio della democrazia, senza però essersi accorte di un cambiamento
per colpa del quale, invece, sono (metaforicamente) già morte. Quel cambiamento
si chiama «globalizzazione» e non investe solo l’Europa, perché «globali» sono
diventate ovunque in Occidente la
politica, la società e l’economia, mentre le singole nazioni, da quelle piccole
della UE ai grandi Stati Uniti, tutte fingono di possedere ancora le rispettive
sovranità e democrazie. Le quali invece sono ormai in gran parte in esilio
nelle gigantesche banche di affari di Wall Street che con i loro “rating” possono
preoccupare Barack Obama più della Cina.
E, scusatemi, non sono forse altrettanto
metaforicamente morte le riunioni degli Otto come quella di ieri in Irlanda,
che non decidono proprio un bel nulla perché l’unica vera soluzione della
disoccupazione di massa è nelle mani della finanza internazionale di cui è
portavoce la Bundesbank? Essa di fatto vieta all’Europa di avere una Banca
Centrale che, come in Giappone, rivitalizzi l’economia con potenti iniezioni di
denaro che certo non rischiano di produrre una pericolosa inflazione nello
stato comatoso in cui si trovano oggi le imprese e le banche europee. Ma di
nuovo Letta & Company fingono di esser così vivi e attivi da combattere
loro la tremenda sciagura della
depressione e il dramma delle decine di milioni di disoccupati.
Il solo ad accorgersene è stato
finora, mi pare, il Governatore della Banca d’Italia. Il quale nella sua Relazione
ha affermato che il nostro paese decade perché da 25 anni non riesce più a rispondere
«agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici» del
mondo». Bravo Ignazio Visco, con il suo fare tranquillo e discreto ha messo
finalmente il dito sulla piaga che tutti fingono di ignorare. Perché lo “straordinario
cambiamento” di cui parla è proprio
la globalizzazione. Ed è a causa sua che sono, metaforicamente, “morti” sia gli apparati politici “nazionali”,
sia le ricette di stabilità monetaria “nazionali” e sia le democrazie
“nazionali”, perché non ci si è accorti
che, nel frattempo, il potere globale sta inghiottendo le Nazioni appropriandosi
dei loro passati poteri.
Ma non corriamo così il rischio che
a un certo punto «caschi il busto sopra la cintura» anche a noi europei? Ne
parlerò in un prossimo Blog.
(Questo testo è in parte tratto da
un mio articolo apparso su La Repubblica del 19 giugno)