Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



19 giugno 2013

E la politica, che non se n’era accorta, andava combattendo ed era morta

Sto parafrasando dei versi satirici (Matteo Boiardo 1453) che narrano di un guerriero che «a traverso tagliato» fu così accuratamente «l’un pezzo sull’altro suggellato» da non accorgersi di essere stato ucciso. Tanto che riprese a menar colpi a destra e a manca finché «cadde il busto sopra la cintura» ponendo così fine al suo ardimento.
Ebbene non sembra anche a voi che sia una perfetta metafora di quel che sta accadendo alle classi dirigenti della Unione Europea? Le quali si credono ancora vive perché combattono nei vari paesi membri la depressione economica, la crisi della politica e l’esilio della democrazia, senza però essersi accorte di un cambiamento per colpa del quale, invece, sono (metaforicamente) già morte. Quel cambiamento si chiama «globalizzazione» e non investe solo l’Europa, perché «globali» sono diventate ovunque in Occidente la politica, la società e l’economia, mentre le singole nazioni, da quelle piccole della UE ai grandi Stati Uniti, tutte fingono di possedere ancora le rispettive sovranità e democrazie. Le quali invece sono ormai in gran parte in esilio nelle gigantesche banche di affari di Wall Street che con i loro “rating” possono preoccupare Barack Obama più della Cina.
 E, scusatemi, non sono forse altrettanto metaforicamente morte le riunioni degli Otto come quella di ieri in Irlanda, che non decidono proprio un bel nulla perché l’unica vera soluzione della disoccupazione di massa è nelle mani della finanza internazionale di cui è portavoce la Bundesbank? Essa di fatto vieta all’Europa di avere una Banca Centrale che, come in Giappone, rivitalizzi l’economia con potenti iniezioni di denaro che certo non rischiano di produrre una pericolosa inflazione nello stato comatoso in cui si trovano oggi le imprese e le banche europee. Ma di nuovo Letta & Company fingono di esser così vivi e attivi da combattere loro  la tremenda sciagura della depressione e il dramma delle decine di milioni di disoccupati.  
Il solo ad accorgersene è stato finora, mi pare, il Governatore della Banca d’Italia. Il quale nella sua Relazione ha affermato che il nostro paese decade perché da 25 anni non riesce più a rispondere «agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici» del mondo». Bravo Ignazio Visco, con il suo fare tranquillo e discreto ha messo finalmente il dito sulla piaga che tutti fingono di ignorare. Perché lo “straordinario cambiamento” di cui parla è proprio la globalizzazione. Ed è a causa sua che sono, metaforicamente,  “morti” sia gli apparati politici “nazionali”, sia le ricette di stabilità monetaria “nazionali” e sia le democrazie “nazionali”, perché non ci si è accorti che, nel frattempo, il potere globale sta inghiottendo le Nazioni appropriandosi dei loro passati poteri.
Ma non corriamo così il rischio che a un certo punto «caschi il busto sopra la cintura» anche a noi europei? Ne parlerò in un prossimo Blog.
(Questo testo è in parte tratto da un mio articolo apparso su La Repubblica del 19 giugno)