Quando Nanni Moretti manifestava le sue capacità divinatorie annunciandoci con anticipo la orrida deriva del
caimano e il drammatico exit di un Papa che si dimette, pronosticava anche col
suo famoso grido l’attuale destino di confusione ideale e politica del PD. Perché
con quel “qualcosa” alludeva ai molti dubbi
su ciò che c’è da cambiare in quella che è diventa una società di massa persino
nella disoccupazione. In cui gli antagonismi, che non cessano di esistere,
non hanno più sede nella lotta delle classi (come si ostina a scrivere Tronti
su Repubblica) perché quelle sono scomparse, e dunque oggi si spalmano e diffondono in una
lotta quasi sempre silente, ma non meno drammatica, fra l’1 per cento dei cittadini che detiene
il 30/40% della ricchezza nazionale, e il 99 per cento del resto della popolazione
che si divide la differenza. Un divario abissale che, secondo il premio Nobel
Stiglitz, è ormai più o meno comune a tutti
i paesi capitalisti avanzati. Per qualcosa di sinistra oggi si può intendere molte cose. Dalla protesta concreta, vissuta e sofferta di
chi, nella sua attività di lavoro mal pagata, è oggetto di sfruttamento, a quella teorica di chi la intende come un rimedio
collettivo alle ingiustizie e alle disuguaglianze, a quella vista dai politici o dagli economisti,
dagli storici o dai sociologhi , ciascuno convinto che possa essere
meglio concepita dal suo particolare angolo visuale. Ma a nessuno può sfuggire il fatto che ci è preclusa
la conoscenza di quale sia la vera “essenza”
della sinistra, e per dare a quella
parola un significato che ci consenta di
usarla come il riferimento a qualcosa di afferrabile, di concretamente collegata
al nostro vivere, l’unica via praticabile è quella di non formulare più su di essa
idee astratte, ma invece riconoscere gli “effetti” concreti sulla vita che essa
può produrre. Perché chiamarsi di sinistra e dire qualcosa di sinistra, cioè collocarsi dal lato opposto alla conservazione
dei privilegi e delle abissali disuguaglianze,
ha un senso soltanto se ci sono chiari, e possiamo arrivare a condividerli,
i suoi possibili cambiamenti in questo XXI secolo, sulla società, sulla politica,
sull’economia e sulla cultura del sistema globale in cui siamo inseriti. Che
oggi appare totalmente dominato dalla sovranità degli affari e della
speculazione finanziaria, che sono i maggiori responsabili del Grande crollo iniziato
nel 2007. Sapete cos’è che mi piace di Matteo Renzi? Che ha affermato che
essere di sinistra significa investire nella cultura, moltiplicare le
biblioteche, insomma arricchire il
sapere. Questo è un “qualcosa” in cui credo fermamente. Perché, per gli
affaristi, col sapere non si mangia né si fanno soldi, e si capisce troppo.