Dominique Strauss-Kahn, accusato di abusi sessuali che hanno determinato il suo arresto e hanno sorpreso il mondo intero data la notorietà politica del personaggio e il suo ruolo di Direttore del Fondo Monetario Internazionale, è stato definito dal giornalista americano David Brooks “una personalità narcisista e predatrice”.
Questo avvenimento ha suscitato reazioni difformi nell’opinione anglosassone e in quella europea. La prima è stata unanime nell’approvare il clamoroso arresto e l’immediata detenzione dell’ accusato mentre la seconda si è divisa. Una parte ha ritenuto quei provvedimenti del tutto giustificati e, anzi, lodevoli perché la parte che si è dichiarata offesa è una africana di umili condizioni e l’offensore un ricco e potente esponente della élite finanziaria europea. Un’altra parte li ha invece ritenuti espressione di un eccessivo puritanesimo essenzialmente per due ragioni. La prima è che nel mondo dei potenti a capo di istituzioni di grande rilievo internazionale gli abusi sessuali sarebbero assai più frequenti di quanto si possa immaginare, e quindi il comportamento di Strauss Kahn non sarebbe talmente eccezionale da meritare una così dura e immediata sanzione. La seconda è che in Europa si tende a dare maggiore peso al danno economico o politico che deriverebbe dalla pubblica denuncia dell’abuso sessuale che al danno personale subìto dalla persona offesa.
Ma torniamo alla definizione di “personalità narcisista e predatrice”, sicuramente adeguata per un comportamento di violenza sessuale ai danni di una cameriera divenuta la “preda” di un uomo così pieno di sé da ritenersi immune da ogni sanzione. Ma è altrettanto adeguata, proprio nello specifico caso di Strauss-Kahn, quando la violenza propriamente sessuale è assimilabile a una qualsiasi violazione della integrità e della dignità di una persona, perpetrata in ragione di un potere di dominio e di controllo garantito da una funzione pubblica e da una pretesa immunità dovuta a un ruolo riconosciuto come vantaggioso per la comunità degli affari.
E quello di Strauss-Kahn non era solo un ruolo “politico” come suggerisce il titolo “Sex and the politician” dell’articolo di Brooks, ma anche un ruolo attinente al mondo degli “affari”, e perciò il titolo avrebbe potuto anche essere “Sex and the financial manager”. Difatti proprio nell’attività finanziaria vengono a volte perpetrate vere e proprie violazioni della integrità e della dignità sia di semplici cittadini che vedono distrutti i risparmi di una vita, sia di normali investitori condotti alla rovina.
E’ infatti ben noto che in ogni paese dotato di un ricco mercato dei capitali vi sono abili affaristi che gestiscono banche di investimento e “fondi protetti” (hedge funds) i quali, speculando con vaste disponibilità di liquidi e di credito, possono realizzare enormi profitti qualche volta a vantaggio e qualche volta ai danni di singoli cittadini e imprese o, addirittura di interi paesi. Nei casi in cui quegli affaristi agiscono “privatamente”, cioè senza doversi sottoporre ai controlli di organismi pubblici, accade sovente che, anche se violano leggi e commettono vere e proprie frodi, difficilmente incappano in severe sanzioni.
Dunque Il grande business sa come assicurarsi la sua dose di impunità. Tanto è vero che la stampa americana più volte denuncia che i più alti dirigenti, responsabili di gestioni fallimentari di grandi banche e di fondi protetti, alle quali si possono addebitare le maggiori colpe per la crisi finanziaria e per la recessione di cui ancora subiamo gli effetti, non soltanto non sono stati puniti, ma sono rimasti alla guida di quelle istituzioni con prebende di milioni di dollari.