Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



26 dicembre 2011

Il debito pubblico è il prodotto di secoli, ma il malefico “spread” di appena nove anni: la somma dei malgoverni berlusconiani

Spesso per capire l’attualità occorre guardare parecchio indietro nella storia. E scoprire, per esempio, che risale al 1694 la nascita della Banca d’Inghilterra e, con essa,  del primo sistema del “debito pubblico”  che poneva il finanziamento dello Stato su una base più solida di quella precedente dei banchieri privati. La fiducia su cui si poté costruire allora il debito pubblico inglese era  essenziale per i banchieri olandesi che lo finanziavano anche per approfittare dei  più alti tassi di interesse pagati dalla Banca centrale inglese. Come vedete c’è poco di nuovo sotto il sole: gli Stati si sono indebitati da quando la spesa pubblica ha cominciato a superare gli introiti fiscali.
Ma per un paradosso dell’economia capitalista, studiato da pochi economisti (da noi, a mia conoscenza, solo da Paolo Leon)  il passivo dei conti pubblici può accrescere il reddito nazionale (il Prodotto interno lordo) e, per questa via, trasformarsi in un attivo nei conti privati, per esempio aumentando simultaneamente i profitti delle imprese e i consumi dei loro dipendenti. E poiché dunque nel PIL, al contrario che nei bilanci delle imprese, profitti e salari si sommano ne consegue che se ( e soltanto se) il debito dello Stato aumenta ma di pari passo contribuisce ad accrescere con la spesa pubblica il PIL, la percentuale del primo sul secondo può rimanere contenuta. Ma se invece, a causa di una cattiva politica economica, il debito aumenta ma non il PIL, allora il rapporto debito/PIL può crescere a dismisura e con esso la sfiducia dei creditori nella solvibilità dello Stato.  Cosicché tendono a disfarsi dei titoli che ha emesso o a pretendere, per acquistarli, tassi che possiamo chiamare usurari.
Il rapporto debito/PIL italiano, adesso del 120%,  è uno dei più alti del mondo e quindi i “banchieri olandesi” del nostro tempo pretendono tassi di interesse molto elevati rispetto a quelli di altri Stati meno indebitati (lo “spread”) facendoci rischiare il fallimento. E siccome questo avviene a dispetto delle drastiche misure assunte dal nuovo governo Monti, la sua legittimità diventa dubbia per questa semplice domanda: ma allora che senso ha avuto disfarci di quello vecchio per quanto orribile fosse? La risposta è anch’essa semplice: perché sono i governi Berlusconi i principali  responsabili di quel 120% . Questa volta basta andare indietro di soli venti anni e non di oltre tre secoli.
Quando nel 1991 Andreotti varò il suo ultimo governo il rapporto debito/PIL (d/P) era ancora al 98%. Con i successivi governi Amato e Ciampi il d/p cominciò a salire fino al 115%  ma fu con il primo governo Berlusconi  (1994-95) che raggiunse il livello patologico del 122%. Dal 1995 al 2001 con i governi Dini, Prodi, D’Alema e Amato vi fu un forte impegno che lo ridusse di ben sedici punti  fino al 106 %. Il secondo governo Berlusconi 2001-2005 non proseguì quella politica di rigore e il d/P non scese ulteriormente. Anche col governo Prodi 2006-2008 si rimase a quel livello ma col terzo governo Berlusconi 2009-2011 si è fatto il salto decisivo di quattordici punti che ci ha portato alla situazione attuale: dal 106 % il d/P è salito al 120% soprattutto perché il tasso di variazione del PIL nel 2009 è precipitato al -5% (dati della Banca Mondiale).  E la fiducia dei mercati è calata non solo registrando quel disastro, ma anche lo scandaloso comportamento privato del Premier e l’infimo livello del suo governo.
Ora è del tutto lecito dissentire dalla linea recessiva adottata finora dal governo Monti e dubitare che, di fronte a essa,  i soliti “banchieri olandesi” si accontentino di tassi di interesse più moderati abbassando il maledetto spread. Gli economisti come Paul Krugman e Paolo Leon suggerirebbero una politica opposta a quella “austera” che piace alla grande finanza. Ma ci mancherà nel 2012 una “Banca d’Europa” che,  come la “Banca d’Inghilterra” del 1694,  abbia i poteri e goda della fiducia necessaria per farci superare la crisi iniettando nel sistema economico tutto il denaro necessario per ridargli fiato.

22 dicembre 2011

La nascosta ragione della crisi finanziaria: una colossale frode


In questi  ultimi tempi un’abbondante varietà di articoli, libri e servizi TV cerca di chiarire le cause che hanno scatenato tra il 2007 e il 2008 la seconda più grande crisi e recessione mondiale dopo quella del 1929-1937.  Ma raramente la verità  viene a galla.  Perché di solito ci si limita a indicare  come unico responsabile l’enorme cumulo dei mutui sempre più facili e meno garantiti (i famosi “subprime”) concessi negli Stati Uniti dagli anni ’90 a privati, talvolta  anche indigenti, per diffondere la proprietà di abitazioni,  elemento essenziale dell’American Dream. Mutui che hanno gonfiato a dismisura il loro indebitamento, solo inizialmente compensato dalla crescita dei valori immobiliari. Ma a un certo punto l’esplosione della gigantesca “bolla” così creata ha prodotto il crollo dei prezzi nell’edilizia, insolvenze a catena di debitori e di società che per fare lauti profitti avevano erogato i  mutui subprime e, infine, numerosi fallimenti di banche e fondi finanziari incautamente coinvolti. Innumerevoli a quel punto i pignoramenti  di abitazioni acquisite con mutui da persone con redditi troppo bassi per pagare le rate.
Questa vien fatta passare per la spiegazione della crisi finanziaria americana che si è poi propagata al mondo intero. Ma dietro le quinte di tali presunte fatalità e avventatezze si cela ben altro. E cioè, secondo autorevoli testi di economisti ed esperti pubblicati negli Stati Uniti, 1) le sistematiche frodi perpetrate da una ristrettissima oligarchia politico-finanziaria  dedita alla più spericolata e cinica corsa ai profitti  ai danni di migliaia di famiglie che aspiravano al possesso di abitazioni; 2) l’indifferenza, la incapacità e sovente la complicità delle autorità pubbliche  di controllo di fronte alle continue irregolarità, agli abusi e alle vere e proprie rapine che poi sono state largamente accertate anche in sede giudiziaria; 3) gli arricchimenti miliardari dell’oligarchia finanziaria e l’esteso impoverimento degli esponenti del ceto medio prima caricati di debiti e poi espropriati.   
Queste dunque sono le armi di distruzione di massa che la nuova finanza, sorta negli ultimi trent’anni,  ha creato per dominare e poi sconvolgere l’economia del mondo intero in un intreccio ipocrita di ideologie ultra- liberiste e di sistematici ricorsi ad aiuti e salvataggi statali. Le più grandi banche di affari americane in stretta collaborazione con società avventuriere alla caccia di compensi di intermediazione miliardari, hanno creato un gigantesco mercato di titoli nei quali i mutui subprime (e i connessi rischi) venivano impacchettati per essere rivenduti agli investitori. Il valore di quei titoli nel 2001 ammontava a ben 3,3 trilioni di dollari, ma oggi è precipitato quando non si è azzerato.   
L’effetto finale del crollo di quell’immenso mercato è stato nei paesi più avanzati la paralisi della accumulazione di capitali produttivi di ricchezza reale, una profonda recessione e le conseguenti disoccupazioni di massa. Insomma l’insieme dei fenomeni ai quali si intende ora porre rimedio con una politica di “austerità”,  cioè di taglio della spesa pubblica e dei consumi privati, destinata non a guarire ma ad approfondire la recessione. Alla quale politica  è tuttavia  difficile sottrarsi perché imposta dal dominio del medesimo sistema della finanza globale responsabile proprio di quei fenomeni. Anche il nostro nuovo governo Monti, per tanti versi sideralmente migliore di quello precedente, è però anch’esso alle prese con questo paradosso: dover servire le richieste della finanza globale per non essere sopraffatto dalla sua egemonia speculativa.
Ma al di là dell’immenso danno economico che la nuova finanza ha prodotto nell’Occidente progredito occorre considerare il deterioramento imposto alla ossatura sociale di sostegno delle sue democrazie, costituita principalmente dalle classi medie.  Le quali da molti decenni non vedono più migliorare le loro condizioni di vita ma, anzi, assistono al proprio declino per effetto dell’estremo approfondirsi delle disuguaglianze. 
Lo slogan dei movimenti di protesta del 99% nei confronti dell’1% sta dunque diventando una realtà sempre più lacerante che affonda le sue radici nella metamorfosi finanziaria del capitalismo globale.

28 novembre 2011

Chi ci ha resi sudditi dei debiti sovrani?


La maggioranza dei cittadini, che sa quasi nulla del perché della crisi economica e dei “debiti sovrani”,  proprio di economia si sta ammalando. Il guaio è che gli stessi economisti, che dovrebbero saperne di più, non si sentono troppo bene. Vediamo perché.
Da tempo la dottrina economica insegnata nelle maggiori Università finge di essere una “scienza” capace di dare un fondamento razionale ai due irrazionali slogan del mondo degli affari:  “lasciate fare a noi il nostro mestiere”  e  “il nostro nemico è lo Stato”. Si è così consolidata la teoria iperliberista favorevole a un capitalismo affarista il più possibile esente da regole e che, pur essendo la principale ragione della crisi, ora avanza la bella pretesa di sapere come  uscirne.   
Di questo si sono accorti persino gli studenti di economia di Harvard, un santuario della ortodossia liberista. Con una lettera aperta a un loro docente hanno lamentato che il suo rinomato testo insegna soltanto quella teoria ignorando ogni altra. In particolare quella keynesiana che al contrario, assegnando allo Stato un ruolo essenziale per evitare le crisi, aveva contribuito non solo al superamento di quella degli anni Trenta ma anche alla straordinaria crescita del dopoguerra e alle politiche del welfare, il più grande esperimento di equità sociale mai imposto al capitalismo.  
C’è allora da chiedersi: perché questa dottrina iperliberista continua a farla da padrona dopo il proprio fallimento?  Tenete presente che la scienza economica, sorta nel Settecento cioè nella prima era del capitalismo industriale, doveva aiutarlo a emanciparsi da antichi vincoli corporativi ma soprattutto a giustificare questo suo nuovo misterioso paradosso: faceva crescere enormemente la ricchezza ma la riservava a una minoranza mentre aggravava la miseria della maggioranza. Ecco perché, fin da allora, l’economia politica doveva assumersi l’assurdo compito di dimostrare che quel paradosso era esclusivamente dovuto alle dannose intromissioni delle autorità statali. Dunque quando il sistema se ne fosse liberato, il pieno laissez faire avrebbe garantito un generale equilibrio, la piena occupazione e la massima soddisfazione dei bisogni di ciascuno. E da allora va ripetendo quella stessa solfa, capite?
Ma perché solo adesso gli studenti contestano quelle falsità sul capitalismo?  Perché la loro generazione ora si accorge non soltanto che la realtà sono i monopoli e gli squilibri ciclici e niente affatto la perfetta concorrenza e l’equilibrio economico descritti nei testi accademici, ma che questa crisi morde soprattutto i ceti medi cui loro appartengono. Eccoli allora diventati parte del 99 % degli “indignati” che lottano per una scienza che analizzi senza ipocrisie il comportamento di quell’1 % nel quale si annidano i responsabili della crisi.
Ma non tutti gli economisti hanno gli occhi bendati. Il Nobel Paul Krugman sostiene che adottare politiche liberiste di “austerità” per appianare i deficit e ridurre i debiti sovrani in una situazione di disoccupazione di massa e di recessione significa aggravarle tutte e due, ottenendo l’effetto opposto di accrescerli i debiti e di rischiare il fallimento (default) totale. Come è quasi avvenuto in Grecia e potrebbe accadere in Italia. Che la austerità non serve a salvare l’Euro lo dimostra ormai la virtuosa Germania il cui basso debito pubblico -  dell’82% sul PIL rispetto al 120%, italiano – doveva spiegare la fuga dai nostri BOT e la corsa verso i BUND tedeschi. Anche questi iniziano a subire l’attacco della speculazione, segno che soltanto il ritorno a politiche keynesiane  per far ripartire la crescita potrà salvare l’Eurozona. 
Auguriamoci che il nuovo governo italiano incominci a violare le consegne dottrinali delle Università di Harvard e della Bocconi, rilanciando le politiche antirecessive di Keynes che negli anni Quaranta salvarono l’Inghilterra che usciva stremata dalla guerra per la libertà di tutta l’Europa.

21 novembre 2011

Ma che razza di governo è questo? E’ il capitalismo, stupido!

Allora, dopo esserci liberati della banda del buco saremmo ora nelle mani di una banda di banchieri predoni,  esponenti dei poteri forti della finanza mondiale? L’Italia preda di agenti segreti della solita Goldman Sachs che vuole salvarci dal default per poterci meglio spolpare con le armi della speculazione?
 Questa è la nuova mediocre trovata di ex berlusconiani mascherati per l'occasione da anti-liberisti e fieri avversari delle teorie insegnate nelle accademie degli USA, d’improvviso viste come le incubatrici del governo Monti e dei suoi pericolosi disegni di risanamento della nostra squassata economia. Insomma saremmo passati da una destra moderata nazionale a una destra predatrice per conto di interessi sovranazionali.
Sappiamo che invece la verità è che siamo passati da una destra di impostori imbroglioni a una destra di seri professionisti ed esperti, da un regime corrotto e corruttore uscito da elezioni anch’esse imbroglione (la “porcata” del genio leghista Calderoli) a un governo legittimamente incaricato dal Capo dello Stato e che poi si è sottoposto al vaglio del Parlamento dal quale ha avuto una larghissima fiducia. Per cominciare non c’è male, non vi pare?
Ma si dice da alcuni: questo è un governo di “destra” tanto è vero che ne fa parte un banchiere di grido come Corrado Passera con qualche problema di conflitti di interesse. Ma è altrettanto vero che  vi partecipa anche Fabrizio Barca che è uno schietto progressista. E allora noi della “sinistra” come la mettiamo?
Io suggerirei di aspettare prima di giudicare, perché non sarebbe la prima volta che per attuare severe misure di equità prima di tutto fiscale e poi redistributiva degli oneri per il risanamento che colpiscano maggiormente i più abbienti, possa agire più efficacemente un governo moderato che uno dichiaratamente “radical”. Ma qualcuno insiste: non è per forza di “destra” un governo che ha un Presidente del Consiglio e ministri così chiaramente legati col mondo delle grandi banche e dell’alta finanza? E io rispondo, parafrasando la nota battuta di Clinton, : “è il capitalismo, stupido!”
Voglio dire che in tutta la secolare storia di questo sistema, il capitale mercantile e finanziario  e il  potere politico sono sempre andati strettamente a braccetto. Pensate: dalla Venezia del Duecento in cui i mercanti nominavano i Dogi che armavano le loro flotte, e poi ogni volta che una cosiddetta “sovranità degli affari” guidava gli Stati, come nell’Olanda e nell’Inghilterra del Seicento con i privilegi concessi alle grandi Compagnie monopoliste per gli scambi oltre oceano, e poi nell’Ottocento con i potenti incentivi delle conquiste coloniali e, infine, con  tutta la serie dei sostegni moderni al capitale attraverso la spesa pubblica e le politiche di bilancio.
Insomma, dalla Venezia dei Dogi al mondo attuale si può dire: niente politica, niente incentivi, niente capitalismo. E quindi anche:  proprio nessun governo nei Paesi del capitalismo ha mai potuto essere “tecnico” e non insieme “politico”, compreso questo attuale guidato da Monti.
Per questo è anche falso distinguere un capitalismo sano, fondato sul "libero mercato",  indipendente dal capitale bancario e finanziario e da padrini politici, da un capitalismo malato, monopolista e politicamente clientelare, in inglese il "crony capitalism". Perché il capitalismo è irrimediabilmente un sistema mosso dalla ingordigia per i profitti e non dall’impegno di soddisfare dei bisogni, e quindi è sempre cliente della politica e insieme suo signore ogni volta coi mezzi più potenti che ha disponibili, comprese la corruttela, le banche e la finanza.
Ma nel Novecento la politica delle democrazie, finché ha avuto le mani libere, ha imposto al capitalismo la taglia di una spesa pubblica assistenziale orientata invece proprio alla larga soddisfazione di bisogni sociali e al freno dei vizi speculativi. E’ questo l’unico lato “di sinistra” del capitalismo, oggi assai pericolante e quindi da difendere con le unghie e coi denti guardando largo e lontano, perché il deficit di democrazia non è di questo governo italiano ma di tutti, proprio tutti, quelli sottoposti, come ho avuto altra occasione di dire, alla iperglobalizzazione capitalista, pericolosa malattia mondiale

18 novembre 2011

Il Grande Imbroglio della banda Berlusconi. Un promemoria per tutti


Dopo i milioni di parole spese per osannare o esecrare Berlusconi, questo è il tentativo di usare solo quelle indispensabili per denunciare gli imbrogli della banda con cui ha governato non il Paese ma i suoi affari, e per salvare la memoria dei suoi misfatti dall’usura del tempo e della distrazione umana.
Nel vocabolario Zingarelli: imbrogliare = dare a intendere cose non vere a qc., ingannare qc. per il proprio interesse e vantaggio.   
Tutto è incominciato nel 1994 col dare a intendere cose non vere. Nella “Carta dei valori” di Forza Italia era scritto che essa nasceva (udite, udite!) per «opporsi a una possibile deriva illiberale del sistema politico», per realizzare «una seconda modernizzazione italiana» e per riunire le aree politico-culturali  «del cattolicesimo liberale e popolare, dell'umanesimo laico, liberale e repubblicano e del liberal-socialismo.» 
Tutto è poi proseguito, con due pause,  fino al 2011 con l’inganno per il proprio interesse e vantaggio di  governi dediti a emanare  norme ispirate da valori opposti,  cioè dal corrotto principio che la legge non era “uguale” per Berlusconi relativamente alla sua vita privata, al suo patrimonio, ai suoi affari, ai 30 procedimenti giudiziari a suo carico e al conflitto di interesse di un Presidente del Consiglio che gestiva la televisione di sua proprietà in concorrenza con quella pubblica.
Noi tutti siamo stati le vittime dell’impressionante raggiro di quell’impostore in combutta con nani, ballerine e padrini di ogni risma. Ma i più diretti imbrogliati sono stati i votanti per FI e PdL che l’hanno portato al potere nelle elezioni del 1994, 2001, 2006 e 2008, e cioè ben  8,1, poi 10,9, poi 9,5 e infine 13,6 milioni di cittadini
E la prova materiale degli imbrogli della banda Berlusconi sono le 18 norme, approvate in 17 anni, mai una volta  “liberal-socialiste” e “popolari”  ma sempre antidemocratiche e autoritarie,  che ora vi elenco. Stenterete a crederci.
1994 - 1) “Legge Tremonti” che detassava al 50%  gli utili investiti dalle imprese, a beneficio della neonata Mediaset.
1997 - 2) “Legge Maccanico” che consentiva a Rete 4 di Mediaset di trasmettere in barba alle norme anti-trust sulle concessioni. Una legge del governo D’Alema nel 1999 servirà a confermarla.
2001 - 3) Legge sui limiti nell'utilizzo di prove ottenute con rogatorie internazionali,  applicabile al processo "Sme " per corruzione di giudici riguardante i falsi in bilancio contestati a Berlusconi e Previti accusati di far uscire clandestinamente dalle casse di società estere il denaro occorrente - 4) “Legge Tremonti” per l’abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni incluso quello della famiglia Berlusconi.
2002  - 5) “Legge Frattini” che tra le ipotesi di conflitto di interessi escludeva la “mera proprietà” di un’impresa, non prevedeva l'ineleggibilità di un soggetto sottoposto a quel conflitto ma solo l'incompatibilità nell'assumere incarichi differenti da quelli di governo e solo quando ne derivasse un danno per l'interesse pubblico, però non di competenza dell'Autorità Garante per la Concorrenza. - 6) Legge per la  depenalizzazione del falso in bilancio di cui Berlusconi era accusato in cinque cause. - 7) Legge di condono "tombale" sulle imposte evase di cui beneficiarono le imprese del gruppo Mediaset.   
2003 - 8) Legge  Incentivo per l'acquisto dei decoder digitali di cui il principale distributore in Italia era controllato da Paolo e Alessia Berlusconi. - 9) “Lodo Schifani”  con il divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio. - 10) Decreto per consentire a Rete 4 di Mediaset di continuare a trasmettere malgrado la violazione delle leggi anti-trust.
2004 - 11) "Legge Gasparri" che consentiva di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset. -  12) Legge per condono edilizio esteso alle zone protette come quella della villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi.
2005 - 13) “Legge salva-Previti”, con riduzione dei termini di prescrizione per gli incensurati consentendo l'estinzione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Diritti TV Mediaset" e ”Mills” a carico di Berlusconi. -  14) Decreti  che aiutavano fiscalmente la previdenza assicurativa individuale di cui beneficiano società di proprietà della famiglia Berlusconi.
2006 - 15) "Legge Pecorella" per l'inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento che favoriva Berlusconi nel grado di appello di un giudizio nel quale era stato assolto in primo grado.
2008 - 16) "Lodo Alfano" con nuovo divieto di sottoposizione a processo delle quattro più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica. - 17) Decreto anticrisi con aumento dal 10 al 20 per cento dell'IVA sui servizi di televisione che danneggiava la "Sky Italia", principale competitor del gruppo Mediaset.
2009 - 18) Decreto per aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio con immediato vantaggio dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
Non si dovrà mai dimenticare la inciviltà e trivialità di questa sciagurata banda che ha offuscato nel mondo il nome dell’Italia, riscattato alla fine dalla esemplare figura civile e morale di Giorgio Napolitano.