Versione del New York Times: “How austerity
kills”
La disputa degli anni ’30: l’inglese
John Maynard Keynes proponeva di risollevare l’economia allo sbando con sgravi
fiscali, prestiti a basso interesse, largo impiego pubblico dei disoccupati in
opere infrastrutturali. Il tedesco Thomas Hayek lo contestava affermando che il
mercato sa come autoregolarsi e che ogni interferenza governativa avrebbe
prodotto un disastro. Roosevelt, Mussolini e Hitler presero buona nota della
ricetta di Keynes e ottennero ottimi risultati facendo uscire l’economia
americana, quella italiana e quella tedesca dalla recessione. Peccato che solo
il primo mirava a rafforzare la democrazia mentre gli altri due l’affondavano nel
sangue e nelle rovine. Nel dopoguerra, sempre con l’aiuto di Keynes, il capitalismo
toccava le vette della crescita e fruttava larghi profitti ai capitalisti che
però, dopo un po’, si stancarono del benessere assicurato ai loro dipendenti con
la spesa sociale che tagliava i loro guadagni e decisero che la sovranità del
popolo aveva troppo sovrastato la sovranità degli affari. Ci pensarono a
rimettere le cose in ordine Reagan e la Thatcher e da allora, cioè 23 anni fa,
è quella degli affari che regna sovrana e detta legge alla politica, fino al
crack finanziario e alla vendetta dell’austerità. Hayek ha dunque vinto su
Keynes ma proprio il mercato auto-regolato
che auspicava ha prodotto nell’Unione Europea 26 milioni di disoccupati.
La disputa negli anni ‘2000. In
Italia Alesina e Giavazzi (Harvard e Bocconi) sono della scuola Hayek. Gli
americani Stiglitz e Krugman seguiti da un crescente numero di economisti europei
sono della scuola Keynes. Ma la Commissione Europea, l’OCSE e i deboli governi
della UE a capo chino sottoscrivono la sovranità degli affari e il divieto di
indebitamento per non interferire con quella bella auto-regolazione del mercato.
Mario Draghi fa del suo meglio, ma la Banca Centrale Europea è stata costruita
sulla scia dell’insegnamento di Hayek, non di Keynes, e quindi non può in alcun
modo stroncare la depressione stampando moneta, risollevando il credito
moribondo, garantendo gli investimenti pubblici, la ripresa della occupazione e
dei redditi.
La miseria avanza e con essa la disperazione
e i suicidi. Però si rispettano i limiti di Maastricht e le fobie della Deutsche
Bank, si da credito all’Innominato di destra per una dubbia proposta fiscale di
sinistra, mentre il PD balbetta al seguito di un onesto suo Premier che però è ancora
al guinzaglio dell’Innominato. Letta dai retta a Renzi, cambia la legge elettorale
e poi torniamo a votare e a gridare con tutta la voce di cui dispongono i nostri
disoccupati e disperati: Hayek vada in soffitta e Keynes al governo, per trattenere
l’Europa dal suicidio.
Ma lo sapete che il nuovo governatore della Banca
Centrale Giapponese ha improvvisamente invertito la marcia, sta stampando
moneta a rotta di collo, ha svalutato lo Yen e si propone di sconfiggere le
grandi lobby affaristiche che da venti anni bloccano l’economia nipponica? Ma da noi perché sono tutti pappamolla?