Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



21 maggio 2013

L’ignoranza della storia e una politica fiscale che decide della vita e della morte possono suicidare l’Europa



Versione del New York Times: “How austerity kills”

La disputa degli anni ’30: l’inglese John Maynard Keynes proponeva di risollevare l’economia allo sbando con sgravi fiscali, prestiti a basso interesse, largo impiego pubblico dei disoccupati in opere infrastrutturali. Il tedesco Thomas Hayek lo contestava affermando che il mercato sa come autoregolarsi e che ogni interferenza governativa avrebbe prodotto un disastro. Roosevelt, Mussolini e Hitler presero buona nota della ricetta di Keynes e ottennero ottimi risultati facendo uscire l’economia americana, quella italiana e quella tedesca dalla recessione. Peccato che solo il primo mirava a rafforzare la democrazia mentre gli altri due l’affondavano nel sangue e nelle rovine. Nel dopoguerra, sempre con l’aiuto di Keynes, il capitalismo toccava le vette della crescita e fruttava larghi profitti ai capitalisti che però, dopo un po’, si stancarono del benessere assicurato ai loro dipendenti con la spesa sociale che tagliava i loro guadagni e decisero che la sovranità del popolo aveva troppo sovrastato la sovranità degli affari. Ci pensarono a rimettere le cose in ordine Reagan e la Thatcher e da allora, cioè 23 anni fa, è quella degli affari che regna sovrana e detta legge alla politica, fino al crack finanziario e alla vendetta dell’austerità. Hayek ha dunque vinto su Keynes ma proprio il mercato auto-regolato che auspicava ha prodotto nell’Unione Europea 26 milioni di disoccupati.
La disputa negli anni ‘2000. In Italia Alesina e Giavazzi (Harvard e Bocconi) sono della scuola Hayek. Gli americani Stiglitz e Krugman seguiti da un crescente numero di economisti europei sono della scuola Keynes. Ma la Commissione Europea, l’OCSE e i deboli governi della UE a capo chino sottoscrivono la sovranità degli affari e il divieto di indebitamento per non interferire con quella bella auto-regolazione del mercato. Mario Draghi fa del suo meglio, ma la Banca Centrale Europea è stata costruita sulla scia dell’insegnamento di Hayek, non di Keynes, e quindi non può in alcun modo stroncare la depressione stampando moneta, risollevando il credito moribondo, garantendo gli investimenti pubblici, la ripresa della occupazione e dei redditi.
La miseria avanza e con essa la disperazione e i suicidi. Però si rispettano i limiti di Maastricht e le fobie della Deutsche Bank, si da credito all’Innominato di destra per una dubbia proposta fiscale di sinistra, mentre il PD balbetta al seguito di un onesto suo Premier che però è ancora al guinzaglio dell’Innominato. Letta dai retta a Renzi, cambia la legge elettorale e poi torniamo a votare e a gridare con tutta la voce di cui dispongono i nostri disoccupati e disperati: Hayek vada in soffitta e Keynes al governo, per trattenere l’Europa dal suicidio.
Ma lo sapete che il nuovo governatore della Banca Centrale Giapponese ha improvvisamente invertito la marcia, sta stampando moneta a rotta di collo, ha svalutato lo Yen e si propone di sconfiggere le grandi lobby affaristiche che da venti anni bloccano l’economia nipponica? Ma da noi perché sono tutti pappamolla? 

14 maggio 2013

Letta fai in fretta, il peggiore stato di necessità è la disoccupazione


Il governo della “grande intesa” si impone per un solo motivo, cioè CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE, l’ignobile Porcellum che ha prodotto la sconfitta vittoriosa del PD. Un cambiamento urgente perché, dati i sondaggi che danno il PDL con 5 punti di vantaggio sul PD, se dovessimo votare di nuovo con quella legge l’Innominato tornerebbe in prima persona a governare. In quel caso, cari Vendola e Grillo, l’Italia ridiventerebbe una pura “espressione geografica”, come diceva Metternich due secoli fa, e adesso per di più, di campagne abbandonate, di città piene di disoccupati, di fabbriche chiuse, e di uno Stato nelle mani di speculatori, costruttori abusivi, evasori fiscali e amici di famiglie mafiose. Tutti lucrosamente occupati che se ne infischiano dei senza lavoro, soddisfatti che il pareggio del bilancio sia ora scritto nella nostra Costituzione, rifondandola sul lavoro che non c’è.
Ma allora cosa aspettiamo? Perché Letta non ha messo la riforma elettorale al primo punto del suo ordine del giorno? Sospetto (forse non sono il solo) che l’Innominato, tornato lustro, gonfio e tronfio grazie alle “larghe intese”, voglia fortemente anteporre a quella elettorale una lenta e complicata riforma “costituzionale” che gli consentirebbe di tirare in lungo quanto ora gli accomoda, per poi far cadere il governo e tornare alle elezioni con l’amico Porcellum ancora valido.
Se dunque il PD garantisce a Letta i suo appoggio senza imporgli condizioni tassative per quell’obbiettivo prioritario, succede semplicemente che milioni di disoccupati continuano a soffrire una disperata miseria, e migliaia di fabbriche a chiudere ogni giorno gonfiando il numero dei senza lavoro, mentre il governo nulla farebbe di decisivo per loro perché impegolato unicamente nella nobile impresa di ridurre il numero dei deputati e di riformare il Senato! E l’Innominato può cantare vittoria perché così impedisce al PD, che con le sue lotte interne come le hanno i laburisti inglesi e i Democratici americani, rimane (per ora) l’unico grande Partito politico avversario, di riprendere la sua lotta contro le malefatte del PDL. Che invece è placido e concorde perché non è affatto un Partito ma un Comitato d’affari, gestito da un Amministratore-azionista unico, circondato da vassalli omaggianti perché sanno che se egli dovesse soccombere, magari per motivi giudiziari, quel loro Comitato si spappolerebbe, privo com’è di una struttura e di una dirigenza alternativa all’Innominato, e un terzo della pancia molle degli italiani dovrebbe cercarsi altri tutori.
Finché dura lo stato di necessità imposto dalla riforma elettorale l’Innominato  è più o meno al riparo e può continuare a tessere la sua ignobile tela proclamando nelle piazze che lui, violando la legge, è innocente e la magistratura, applicando la legge, è colpevole di lesa maestà dei suoi torbidi affari. Perciò algido Letta fai in fretta, perché l’Innominato è una vergogna nazionale ed europea. Ma una intera generazione priva di lavoro è una tragedia nazionale ed europea.

11 maggio 2013

Il PD addormentato nel bosco della depressione

L’intervista di Renzi su Repubblica dell’11 maggio è uno squillo di tromba per fare uscire il PD dal sonno profondo, agitato da incubi, in cui è piombato almeno dal 16 novembre 2011, quando il cavaliere della corruzione è stato disarcionato dal cavaliere dell’austerità accolto anche da sinistra con sollievo. Sfido io, con lo spread oltre i 500 punti che faceva salire alle stelle il finanziamento del debito, con la bancarotta di migliaia di aziende e con una disoccupazione senza freni, la camicia di forza del pareggio del bilancio imposta dall’Europa al suo fedele affiliato Prof. Monti è apparsa la medicina salva-vita. E poteva esserlo se somministrata con moderazione e provvisoriamente per evitare il disastro ma poi, secondo economisti di sicura fama, doveva essere sostituita  da politiche economiche di segno opposto. Cioè nuovo indebitamento per investimenti pubblici e privati per ridare lavoro e redditi e quindi anche nuovo gettito fiscale a compenso del nuovo indebitamento. Ma l’Europa, incapace di realizzare una vera  unione, vietava quella strada e in Italia la “sinistra” del PD si acconciava a quel divieto senza fare la minima critica al governo Monti cui assicurava la maggioranza con la destra del PDL nella prima “grande intesa”. Non una voce si levava nel PD per una maggiore equità nella feroce imposizione fiscale, lasciando che il suo silenzio venisse rotto dalla destra con la richiesta che la prima casa sia esentata dall’IMU per tutti i contribuenti, anche i possessori di molte case e non, come la “sinistra” avrebbe dovuto pretendere, solo per quelli meno abbienti. Sissignori, Berlusconi, invece, non dorme mai e a nome del PDL fa politica a tutto spiano, conquistando l’elettorato maggiore in tutti i paesi capitalistici avanzati, che è il ceto medio. Ma il PD russava beato, dimentico che la classe operaia, diventata anch’essa ceto medio, non costituiva più una riserva di voti per chi non lo difende. E, francamente, puntare ora per un cambiamento su Epifani, ex segretario della ex CGIL della ex classe operaia…
Renzi chiede semplicemente che il PD si risvegli. Lo stato di necessità della seconda “grande intesa” non gli impedisce di esserne protagonista almeno quanto il PDL, e possibilmente di più. E allora perché rimanda il congresso a ottobre? Perché rimanda di formulare proposte concrete da presentare all’Europa chiamando a consulto un Krugman o uno Stglitz, insomma la crema degli economisti progressisti, visto che quelli italiani sembrano affetti dalla “malattia del sonno”? Perché rimanda una robusta reazione, impersonata da uomini e donne giovani e nuovi, alla dannata patologia del non saper vincere, del non rischiare di governare, regalando alla destra che già comanda con l’!% dei superprivilegiati anche  l’intero ceto medio, cioè una larga parte di quel 99% in cui si annida la nuova povertà, e di cui proprio Stiglitz ha preso le difese? Coraggio Partito Democratico, liberati del vecchio apparato autocratico che è la tua mosca Tsé Tsé.