Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



28 luglio 2013

Quando usciremo dalla trappola della democrazia senza alternanza?

La mia amicizia  con Giorgio Napolitano  risale ai lontani anni ’70 e ’80 , lui nella Segreteria del PCI e io semplice deputato. Malgrado la distanza dei ruoli  mi era vicino e solidale quando gli manifestavo prima i miei dubbi, poi i motivi delle dimissioni dalla Camera e infine,  come transfuga da quel partito, i miei aperti dissensi che lui mostrava di comprendere e persino, talvolta, di condividere. Per questa ragione vorrei di nuovo potergli rivolgere un quesito con la stessa franchezza di allora,  gli stessi dubbi e lo stesso spirito critico di quel tempo lontano, malgrado io sia rimasto un semplice cittadino e lui sia ridiventato il nostro Presidente. Ma quel che mi incoraggia a continuare a interrogarlo è la convinzione che quell’amico di tempi lontani non sarebbe salito così in alto con la imperturbabile calma, dignità ed energia che mostra in ogni circostanza, se non fosse sempre stato della stoffa a un tempo ruvida e gentile che è caratteristica degli uomini avvezzi alle discussioni e alle critiche,  perché convinti  di saper  perseguire un fine che gli è idealmente dettato dal solo desiderio di fare il bene del proprio Paese, senza alcun vantaggio personale. Dunque qualcosa di sideralmente lontano dal sentimento non solo di chi fa i propri affari, ma persino di chi si dedica al servizio del pubblico, inevitabilmente ispirato all’etica del guadagno e al culto del denaro, che è il fondamento della civiltà capitalista. Proprio quella che lui ha prima avversato  come comunista, ma poi ha di buon grado accettato contribuendo a trasformare il comunismo rivoluzionario in riformismo parlamentare, anche per dare attuazione al ben noto accordo del 1944 fra Stalin e Churchill in merito al comportamento democratico che i partiti comunisti in Occidente si impegnavano a seguire.
Ma proprio da quella circostanza è sorta la questione che amerei discutere con il mio antico amico. Eh si, perché  Giorgio Napolitano ha vissuto come protagonista l’esperimento, unico in Europa, di un patto di non belligeranza fra un partito conservatore come la DC e uno che aveva radici rivoluzionarie come il PCI, in virtù del quale  si rendevano entrambi  fautori della pace sociale, garantendosi reciprocamente il diritto esclusivo di governare l’uno, e di stare all’opposizione l’altro, senza che per quasi mezzo secolo nessuno dei due  abbia cercato di rompere quell’accordo che favoriva la pace mondiale e il miracolo economico italiano. Ebbene non è stato forse quel patto un primo esperimento di una “larga intesa”? E quello denominato da Berlinguer “compromesso storico” non intendeva esserne una replica dato che si riprometteva di escludere l’aperto confronto, e magari il conflitto, fra chi ancora voleva il superamento del capitalismo e chi lo rifiutava?
Poi sia la prima intesa che il tentativo di una seconda sono giunti alla fine e sono incominciati gli anni delle politiche truffaldine, delle inchieste di mani pulite, e di tutto quanto ci ha fatto precipitare nel gorgo assai sporco del berlusconismo. Di larghe intese non se ne poteva più fare alcuna perché i due vecchi protagonisti non c’erano più. Ma l’Italia che dopo il fascismo era stata così a lungo democristiana-comunista, ma mai propriamente democratica alla maniera occidentale dell’alternanza al governo di forze politiche contrapposte,  fatto salvo il  brevissimo intervallo della malferma vittoria di Prodi, si preparava a consolidare il regime dell’assolutismo padronale del Grande Corruttore. E una opportuna legge elettorale che faceva del Parlamento un organo ingestibile per la democrazia dell’alternanza, scongiurava definitivamente che questa, in Italia, potesse avverarsi.
Di fronte al caos che ne è derivato e alla avvilente prova della mancata elezione del  nuovo Presidente della Repubblica, il vecchio sperimentato strumento, chiamatelo patto di non belligeranza, o compromesso storico, o larga intesa, è ricomparso come soluzione ideale perché confezionata su misura per un regime politico sempre abbastanza liberale ma mai autenticamente democratico. E quel che mi spinge a interrogare l’antico amico è che vorrei sapere da lui, che stimo e rispetto come pochi altri, se non ritiene che l’ennesima larga intesa del governo Letta che ha promosso non debba essere, entro un tempo strettamente limitato alla abrogazione del “Porcellum”,  il canto del cigno della democrazia  zoppa che da troppi decenni domina nel nostro Paese.
 Sarebbe la più bella conclusione della sua straordinaria carriera politica se Giorgio Napolitano dedicasse il suo secondo mandato alla realizzazione della democrazia dell’alternanza dopo più di sessant’anni che è stata praticamente  abrogata. Darebbe così un decisivo contributo a fare dei nostri partiti, come lo sono in altri Paesi europei, delle squadre in competizione per il bene comune,  e non in perenne trattativa per un potere che può essere solo esercitato mediante la spartizione..


5 luglio 2013

Lo spirito civile ci dia un Francesco I politico

Ne abbiamo un urgente bisogno perché una Curia e una Banca da mandare all’aria le abbiamo anche noi nel fu Stato Nazionale italiano, oggi di nuovo in affanno perché dopo l’Unione Europea un altro potere sovranazionale come il Fondo Monetario ha dettato le regole al governo delle larghe intese (o delle lunghe attese): niente detassazione e maggiori tagli alla spesa pubblica.
Povero Letta, gran brava persona e pieno di buona volontà, ma ormai anche lui invischiato nella Curia in conclave del PDL e del PD, dove siedono insieme ben mescolati personaggi degnissimi ma anche indegni come in ogni conclave. Comunque troppi che da troppi anni sono stati ordinati politici a tempo indeterminato da  capi di partito circondati da una corte di funzionari inamovibili perché incollati alle loro poltrone. In questo senso lo Stato italiano è la versione più simile alla Chiesa di Roma, ma purtroppo ancora senza una Riforma bergogliana. In nessun’altro Stato Europeo siedono in Parlamento tanti residuati di antiche legislature come da noi. E quindi è proprio l’ora di cambiare aria.
Come ho spesso manifestato in questo mio piccolo Blog, non mi piace affatto che la democrazia degli Stati Nazione sia andata in esilio oltre Atlantico nelle dimore del gigantesco sistema speculativo-finanziario, con sede principale in Wall Street, che la globalizzazione ci ha regalato insieme a più nobili istituzioni come appunto il FMI. Che però non riescono tutte insieme a considerare che 26 milioni di disoccupati in Europa, che fanno a se stanti una nazione di poveri abbandonati, sono più importanti del rispetto delle regole di austerità destinate a farli crescere ancora portandoli alla disperazione. Che un giorno o l’altro potrebbe convincere anche loro a riempire totalmente la piazza per chiedere che qualcuno almeno si dimetta, con il rischio fatale però di un accompagnamento di autoblinde.  
E tuttavia, poiché siamo in Italia, c’è da chiedersi se il FMI non abbia, dopo tutto, un po’ ragione. Perché i famosi 800 miliardi della nostra spesa pubblica includono ancora sicuramente sprechi immensi e privilegi disgustosamente perduranti. Non occorre uno Snowden per rivelarli, tanto li incontriamo a ogni passo che facciamo. Per esempio percorrendo una nuova strada inutilmente raddrizzata e ampliata in Provincia di Grosseto,  ma poi lasciata a metà per via di appalti e subappalti falliti e pericolosamente già malconcia, finanziata dalla locale Provincia sopravvissuta a tutte le minacce di morte inflitte in questi nobili anni di rigore e austerità.
Coraggio Francesco I laico e democratico, che tu sia Matteo Renzi o Chiunque Vattelapesca, liberaci dal vecchiume che ci circonda, ieri in conclave nel PD per non decidere ma rinviare,  rinviare, rinviare, (che scuola per Enrico Letta!) con parecchi  D’Alema et similia che hanno garantito, quando erano al potere, al Grande Corruttore di godere sine die il privilegio del “non conflitto di interessi”. Bravi, bravissimi, ma Francesco I in pectore non si faccia demoralizzare, e continui a stare alla larga da quei tristi conclavi in cui parecchi “giovani” sono precocemente invecchiati.