I media ci aiutano a capire chi sono i Black Block e cosa li anima, mentre su chi li manovra il silenzio rimane totale.
E’ confermato che l’antagonismo violento è formato da una larga base di teppisti da stadio e di ribelli pseudo-anarchici che sono raggruppati, organizzati e diretti da gruppuscoli tipo “nuclei comunisti combattenti” o simili, aderenti a ideologie che, dopo il crollo dell’impero sovietico e la conversione al capitalismo degli eredi di Mao Tsedong, appartengono ormai alla protostoria.
Ma rimane aperto l’interrogativo: chi li manovra? Questi Black Block, ci informa la Repubblica, “l’intelligence li segue da anni”, e compie indagini accurate sia sulle loro azioni, sia sugli orientamenti dei gruppi di punta e persino sulla loro consistenza numerica. Ma allora perché mai questa intelligence - cioè in italiano i Servizi - non si è servita di quelle dettagliate indagini in occasione della manifestazione di Roma per scongiurare la catastrofe?
Le rivelazioni di Repubblica costringono a pensar male! Che cioè i BB non sono stati fermati per una deliberata inerzia o, peggio, complicità di qualche settore dei Servizi, delle forze dell’ordine e del governo. Non c’è troppo da stupirsene in questa Italia madre di golpismi fascisti, poi brigatisti e infine piduisti, e ora governata da un Berlusconi. Ma c’è un’ulteriore questione. L’intelligence, data la sua efficienza, dovrebbe sapere anche qualcosa sui finanziatori, cioè su chi paga i viaggi, le trasferte in Grecia, i raduni, gli equipaggiamenti e gli esplosivi dei BB.
Se dovessero emergere prove non solo di connivenza ma di sostegno finanziario ai BB, non c’è forse da pensare a qualcosa di simile alla Loggia P2 degli anni ’80 e al suo decennale tentativo di golpe reazionario? L’Italia di allora reagì e il golpe fu sventato, ma oggi? Oggi di fronte alle azioni criminose dei BB i partiti di opposizione hanno taciuto, salvo Nichi Vendola che ha compiuto un’ampia analisi dell’eversione. Ma di nuovo senza toccare la questione scottante dei manovratori sotterranei, senza i quali i BB sarebbero una carica esplosiva priva di detonatore. Non è così?
Data questa inerzia della sinistra tocca ai cittadini che riempiono i luoghi pubblici con le loro richieste di lavoro, di scuola e di partecipazione civile, dico tocca a loro colmare il vuoto della politica esiliata dal capitalismo selvaggio, il vuoto di occupazione dovuto agli affari costruiti sulla corruzione e la speculazione, il vuoto delle coscienze imbambolate dalla cultura dello spettacolo.
Quando la democrazia è in esilio gli stessi politici sono resi imbelli da una cupola tecnocratica globale di ricchi e potenti. Roosevelt nella crisi degli anni ’30 la chiamava “il complesso industriale-militare” che contrastava le sue coraggiose riforme per lo sviluppo e l’occupazione. Oggi possiamo chiamarla “l’internazionale delle banche e dei fondi finanziari” che al posto di misure per l’occupazione e lo sviluppo impone drastici tagli alla spesa pubblica e al welfare per rimediare i danni da lei stessa provocati.
Ecco perché la nuova «globalizzazione» democratica delle proteste, contrapposta a quella autocratica dei capitali e della finanza, può trasformarsi in una grande occasione per far tornare la democrazia dal suo esilio, a condizione che i cittadini non si contentino di riempire le piazze ma confluiscano nei partiti costringendoli a cambiare programma, abbandonando vecchie commedie e consunte recitazioni per diventare gli strumenti delle loro urgenti richieste.
Si, certo, è una grande occasione, ma non sottovalutiamo il rischio che vada perduta, che cioè ancora prevalgano l’etica dell’affarismo sul sano spirito di impresa, lo spettacolo sull’istruzione, la volgarità sulla dignità, i video-giochi sulla cultura. I Black Block aiutando.