Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



19 ottobre 2011

Chi sono, cosa li anima e chi li manovra?

I responsabili (500?)  del fallimento della dimostrazione degli indignati (10,000?) a Roma sono stati variamente catalogati.  Da qualcuno della sinistra radicale ancora una volta come “compagni che sbagliano”, e da molti della destra come puri e semplici esponenti particolarmente violenti della massa dei dimostranti, tutti comunque ispirati da ideali rivoluzionari anti-sistema.
L’errore, io credo, è catalogarli servendosi di consunte categorie della sinistra e della destra. Perché dai tanti filmati, articoli, dichiarazioni e testimonianze su quell’evento si può trarre, per ora, una sola conclusione: il fenomeno dei cosiddetti Black Block non è per niente chiaro e merita una più attenta riflessione. Ecco qualche idea in proposito.
Primo: questi BB a volte apparivano compatti e ben distinguibili nel vestiario e nelle azioni, a volte invece si dissolvevano mescolandosi con i pacifici indignati  diventando in tutto simili a loro anche nell’aspetto. Dunque i BB erano capaci di mutare in un batter d’occhio sembianze e comportamenti, trasformandosi sia da pacifici dimostranti in guerriglieri incappucciati e sia viceversa.
Secondo: i BB provengono da luoghi e gruppi sociali diversi e quindi hanno solo raramente in comune un particolare acquartieramento, cioè un unico luogo di riunione e di addestramento come possono essere i Centri sociali. Eppure vengono istruiti in modo uniforme e comunicano fra di loro secondo codici convenuti. Nei loro comportamenti l’azione immediata è spontanea ma quella di gruppo appare diretta e organizzata da menti coordinatrici che la uniformano per raggiungere uno scopo preciso.
Terzo: l’equipaggiamento dei BB è funzionale sia agli scopi di distruzione che a quelli di camaleontica trasformazione in pacifici dimostranti, i loro trasferimenti sia in Italia che all’estero sono organizzati in modo efficiente, le dotazioni di vestiario e di attrezzature sono uniformi. Il tutto richiede un coordinamento di prim’ordine e fonti di finanziamento cospicue.
Quarto:  lo scopo delle loro azioni è il massimo danno e disordine rispetto al contesto in cui operano che tuttavia, per il momento, esclude obiettivi di rilievo come i palazzi del potere o impianti e strutture pubbliche. Meglio incendiare auto e sfondare vetrine di negozi provocando malcontento di innocenti cittadini e gettando cattiva luce sugli indignati. La massima violenza è rivolta contro le forze dell’ordine ma con l’accortezza di non spingersi oltre il limite che potrebbe indurle a usare le armi e quindi a causare spargimento di sangue e morti. Anche questa strategia non può che essere concordata a priori e corrispondere a un disegno che esige una struttura di comando.
Quinto: Per quanto il preteso obbiettivo dei BB sia politico, non è credibile  che esso sia “rivoluzionario” nel vecchio senso del termine, cioè “anti-sistema”. Tanto è vero che produce effetti che sono sicuramente graditi proprio agli esponenti più retrivi del sistema stesso. I quali infatti, il giorno dopo, ghignavano soddisfatti.  E tuttavia i singoli partecipanti alle azioni dei BB sono molto probabilmente del tutto indifferenti alla politica, e la loro violenza non si distingue da quella dei fanatici delle “curve” negli stadi o da altri tipi di teppismo comuni nelle grandi metropoli.
Non vi pare che già questi pochi elementi inducano a domandarsi: chi organizza e dirige i BB? Chi li finanzia? Quali sentimenti di rivolta animano i giovani che vi partecipano? Quali situazioni di disagio, in parte reali in parte psichiche, li spingono a svestirsi degli indumenti civili, a mascherarsi da guerriglieri e ad agire da teppisti per obbiettivi che neppure conoscono e forse neppure li interessano?  Insomma quale è il seme della violenza per la violenza che germoglia in questa nostra società e che minaccia la nostra democrazia?

2 commenti:

  1. Questo è un bel post, soprattutto perchè finisci con domande e non con risposte, cosa che aumenta il nostro desiderio e al tempo stesso la nostra necessità di capire, conoscere, rielaborare. E' di recente uscita un'intervista ad una ragazza-madre sedicente "black bloc", dove spiegava che il suo tirare sassi contro vetrine e poliziotti era dovuto al fatto di non essere aiutata dalle istituzioni e dallo stato, ma anche dal suo credo anarchico. Questo la dice lunga sulla confusione e l' "anything goes" di questo fenomeno, che reagisce violentemente contro lo stato perchè non protegge ma al tempo lo stesso lo nega idealmente e politicamente. La necessità dunque di capire le vere richieste di queste personalità multiple è dunque, secondo me, fondamentale per capirne poi le tattiche, le strategie, le rivendicazioni e le aspirazioni di tale movimento.

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  2. Filippo, il tuo commento è la migliore risposta alle mie domande perché ne suscita di ulteriori in base a una sensibilità che è della tua generazione e quindi assai più vicina a quella degli indignati di quella mia! Quindi grazie. A questo post ne seguiranno altri su quel medesimo tema e con altre domande ma questa volta un po' più mirate al problema di dare a queste dimostrazioni, di violenti o non-violenti, degli obbiettivi concreti e quindi, limitati, ma da conseguire volta a volta in tempi richiesti dagli stessi indignati. Altrimenti le energie del movimento rischiano di esaurirsi e/o di impantanarsi in ideologie che sono il vero cancro in agguato per distruggere la protesta. A presto, allora.

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