Ho passato la vita sentendomi di “sinistra” e votando a
“sinistra”. Le virgolette evidenziano la ben nota ambiguità di quel termine reso
tale da spinte molto spesso disomogenee perché originate da passioni e
ambizioni (e persino interessi) discordanti. Assai più, ritengo, di quanto
avviene a “destra” dove quegli stessi impulsi sono maggiormente omogenei perché
dettati fa una comune paura di essere vessati da uno Stato “nemico” dal quale
occorre difendersi con tutti i possibili mezzi, legali e illegali. Quello più
gradito e meno rischioso dato il nostro sistema normativo e giudiziario è
l’evasione fiscale che non ci fa correre grandi rischi come è
dimostrato dalla tranquilla vita che conduce il condannato per frode
che ci ha governato per vent’anni. Negli Stati Uniti sarebbe molto
probabilmente già in galera da diverso tempo, dietro le sbarre e non dietro una
finestra del “domicilio” da lui scelto. Ma cosa farci: il bel paese è molto
indulgente per antica tradizione con il brutto affare, e a volerlo essere anche
noi forse un po’ troppo riteniamo che la “sinistra” aia stata generalmente più
onesta della “destra” nel senso di più rispettosa delle regole. Però essere o
non essere di sinistra non è una scelta etica ma unicamente pragmatica,
cioè dettata dalla convinzione che il rispetto delle regole, comprese quelle
fiscali, faccia “funzionare” meglio lo Stato nell’interesse di tutti. Dunque nell’interesse della democrazia. Ma ahimè, proprio qui l’asino
può inciampare e cadere perché siamo in Italia e non in Inghilterra, felice
paese dove la democrazia è molto ben radicata essendo sorta quattro secoli
prima della Rivoluzione francese (per l’esattezza il primo Parlamento inglese
risale al XIV). Mentre da noi il primo Statuto liberale, quello Albertino, è
appena del 1848 e solo dopo le tragedie del fascismo e della guerra è sfociato
nella Costituzione del 1948 che è la nostra Legge fondamentale alla quale
dunque dovrebbe uniformarsi anche la legge elettorale. Ma il nostro asino,
secondo giuristi e costituzionalisti di solida dottrina, invece qui cade.
Questo sostiene per esempio Rodotà (la Repubblica del 28 gennaio) secondo il
quale il cosiddetto Italicum di fattura Renziana è fortemente a rischio di
incostituzionalità per via del forte premio di maggioranza che trasforma la rappresentanza
democratica in una sorta di “investitura” autoritaria del governo eletto affinché
domini senza alcun intralcio. Ecco allora che lo scrivente è costretto in
qualche misura a ricredersi, ma con dispiacere perché gli piaceva tanto votare
per una sinistra capace finalmente di vincere.
Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.