Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



28 gennaio 2014

Ricredersi su Matteo Renzi?


Ho passato la vita sentendomi di “sinistra” e votando a “sinistra”. Le virgolette evidenziano la ben nota ambiguità di quel termine reso tale da spinte molto spesso disomogenee perché originate da passioni e ambizioni (e persino interessi) discordanti. Assai più, ritengo, di quanto avviene a “destra” dove quegli stessi impulsi sono maggiormente omogenei perché dettati fa una comune paura di essere vessati da uno Stato “nemico” dal quale occorre difendersi con tutti i possibili mezzi, legali e illegali. Quello più gradito e meno rischioso dato il nostro sistema normativo e giudiziario è l’evasione fiscale che non ci fa correre grandi rischi come è dimostrato dalla tranquilla vita che conduce il condannato per frode che ci ha governato per vent’anni. Negli Stati Uniti sarebbe molto probabilmente già in galera da diverso tempo, dietro le sbarre e non dietro una finestra del “domicilio” da lui scelto. Ma cosa farci: il bel paese è molto indulgente per antica tradizione con il brutto affare, e a volerlo essere anche noi forse un po’ troppo riteniamo che la “sinistra” aia stata generalmente  più onesta della “destra” nel senso di più rispettosa delle regole. Però essere o non essere di sinistra non è una scelta etica ma unicamente pragmatica, cioè dettata dalla convinzione che il rispetto delle regole, comprese quelle fiscali, faccia “funzionare” meglio lo Stato nell’interesse di tutti. Dunque nell’interesse della democrazia. Ma ahimè, proprio qui l’asino può inciampare e cadere perché siamo in Italia e non in Inghilterra, felice paese dove la democrazia è molto ben radicata essendo sorta quattro secoli prima della Rivoluzione francese (per l’esattezza il primo Parlamento inglese risale al XIV). Mentre da noi il primo Statuto liberale, quello Albertino, è appena del 1848 e solo dopo le tragedie del fascismo e della guerra è sfociato nella Costituzione del 1948 che è la nostra Legge fondamentale alla quale dunque dovrebbe uniformarsi anche la legge elettorale. Ma il nostro asino, secondo giuristi e costituzionalisti di solida dottrina, invece qui cade. Questo sostiene per esempio Rodotà (la Repubblica del 28 gennaio) secondo il quale il cosiddetto Italicum di fattura Renziana è fortemente a rischio di incostituzionalità per via del forte premio di maggioranza che trasforma la rappresentanza democratica in una sorta di “investitura” autoritaria del governo eletto affinché domini senza alcun intralcio. Ecco allora che lo scrivente è costretto in qualche misura a ricredersi, ma con dispiacere perché gli piaceva tanto votare per una sinistra capace finalmente di vincere.

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