“Nel contesto della repressione sociale e della
dilagante disuguaglianza, coloro che sono potenti e privilegiati spesso da un lato
parlano di libertà e di progresso ma, dall’altro, imprigionano i loro
concittadini in modi che erodono la loro dignità e i loro diritti.”. Così
scrive T.Y.Okosun che insegna diritto in una università di Chicago nel suo libro intitolato Social Justice and Increasing Global
Destitution, che descrive le responsabilità di coloro che, come sappiamo, nei
paesi più avanzati sono generalmente l’uno per cento di potenti e privilegiati, per
le condizioni in cui vive il novantanove per cento degli altri cittadini. Di
cui fanno parte i “poveri” per via del basso reddito che ricavavano dalla loro occupazione
o dalla piccola proprietà di cui dispongono, ma oggi anche gli “indigenti”, cioè
coloro che in ogni parte del mondo, quindi anche nei paesi più avanzati, non
hanno né una proprietà né un lavoro e sono quindi, come dice Okosun, imprigionati nella disoccupazione. Nel
nostro paese in più e per assurdo, secondo la sua Costituzione, anche gli indigenti sono cittadini di
una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” mentre, grazie al Patto di stabilità
sottoscritto nel 1997 dai
paesi membri dell'Unione Europea e riguardante
il controllo delle rispettive politiche di bilancio, la nostra
è ormai una Repubblica fondata sulla disoccupazione di massa. Quel patto doveva
servire a rafforzare il percorso d’integrazione monetaria affidata nel 1992 all’adozione
dell’euro come moneta comune di Stati ancora sovrani, quindi non federati come
quelli che hanno come moneta comune il dollaro. Una situazione paradossale
destinata prima o poi a esplodere perché invece di garantire l’uguaglianza fra
i diversi Stati dell’euro-zona assicura a quello dominante, cioè alla
Germania, una situazione assai più vantaggiosa per la sua crescita basata sulle
esportazioni di quella che le offrirebbe una moneta nazionale, che sarebbe molto più
esposta a fluttuazioni nel mercato dei cambi di quella controllata dalla Banca
centrale europea. Dunque abbiamo una moneta potenzialmente federale in una
Europa di Stati ancora nazionali, membri di una Unione che non si decide a
diventare una Federazione, incapace quindi di assumere un ruolo nell’economia
globale che la Germania, da sola, non è certo in grado di assicurarle. Ma nel
2014 scatta una importante novità che potrebbe essere un primo passo verso una
Unione federale. Inizia cioè a operare uno dei cinque Fondi di investimento europei che operano
all’interno di un quadro comune per aiutare gli Stati membri a ripristinare la
crescita e l’occupazione. Mi pare che sia il caso, allora, di augurare Buone
Feste di Lavoro per il prossimo anno ai milioni di adulti e di giovani che non
chiedono altro per salvare la loro dignità e i loro diritti.
Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento