Nel 1954 il grande economista americano, John K. Galbraith, poneva fra le cause della crisi del 1929 il «misero stato della consulenza
economica» di allora, con le seguenti parole di severa critica che
dovrebbero far sobbalzare qualcuno proprio oggi: «Il pareggio del bilancio era la dottrina di entrambi i partiti,
democratico e repubblicano, e poiché dal 1930 in poi il bilancio era
rimasto in grave squilibrio, il pareggio
significava un aumento delle imposte, una riduzione delle spese, o entrambi.»
E così venne quella prima Grande
depressione.
Poiché la crisi iniziata nel 2008 somiglia
tanto a quella del 1929, perché su quelle parole è calato il silenzio? E’ come
se fosse fatale che quando certi autori escono di scena e vengono sostituiti da
nuovi “consulenti” poco interessati alla storia in generale e a quella delle teorie
economiche in particolare, qualcosa vietasse che l’esperienza del passato rimanesse
viva nel presente. Col risultato che le giovani generazioni restano digiune di
conoscenze andate a fondo assai più utili di quelle che galleggiano per una
supposta maggiore attualità. Le quali spesso sono invece di assai più vecchio conio,
ma resistenti all’usura del tempo perché ideologicamente convenienti alla perpetuazione
di potenti interessi. Dai quali non vanno esenti anche Università di grande prestigio
sia americane che europee. Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.
25 novembre 2012
21 novembre 2012
Per una Riforma protestante laica
Suggerisco che nel
nostro paese, in cui regna la Controriforma a partire dal Concilio di Trento
del 1545, venga avviata una Riforma protestante assolutamente laica che, dunque, non serva a combattere polverosi
dogmi del potere ecclesiastico quanto anticaglie ideologiche moderne sul modo
di conoscere, studiare e insegnare separatamente l’evoluzione della società (nelle facoltà di sociologia),
della politica (nelle facoltà di
scienze politiche), dell’economia
(nelle facoltà di scienze economiche) e della cultura (nelle facoltà di filosofia, di storia, di scienze
naturali, ecc.). Col risultato, pessimo, di ignorare, o comunque di sottovalutare
il ruolo specifico della storia della
nostra civiltà capitalista che, piaccia
o meno, è in corso da otto secoli. Il ruolo cioè di riunire per i propri fini
in un unico insieme le sfere della società, della politica dell’economia e
della cultura che, nelle precedenti civiltà, erano divise e autonome. Dunque serve
una Riforma dell’intero sistema di insegnamento, perché quell’ignoranza è anche
concettuale e ideologica, in quanto perpetua un modo di pensare conformista. Come,
fra l’altro, l’essere favorevoli ai rimedi dell’austerità forzosa e senza fine
che nuoce a tutte le classi sociali e perpetua la crisi. Dunque una Riforma che
colpisca responsabilità non solo di destra, ma anche di una sinistra anch’essa conformista,
perché vuole andare al potere senza scontentare nessuno, neppure Mario Monti, non
considerando che neppure lui dovrebbe essere sfavorevole a una Riforma laica della
cultura, anche economica, che le rimetta i piedi in terra come aveva fatto il
suo collega John M, Keynes 76 anni or sono.
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