Nel 1954 il grande economista americano, John K. Galbraith, poneva fra le cause della crisi del 1929 il «misero stato della consulenza
economica» di allora, con le seguenti parole di severa critica che
dovrebbero far sobbalzare qualcuno proprio oggi: «Il pareggio del bilancio era la dottrina di entrambi i partiti,
democratico e repubblicano, e poiché dal 1930 in poi il bilancio era
rimasto in grave squilibrio, il pareggio
significava un aumento delle imposte, una riduzione delle spese, o entrambi.»
E così venne quella prima Grande
depressione.
Poiché la crisi iniziata nel 2008 somiglia
tanto a quella del 1929, perché su quelle parole è calato il silenzio? E’ come
se fosse fatale che quando certi autori escono di scena e vengono sostituiti da
nuovi “consulenti” poco interessati alla storia in generale e a quella delle teorie
economiche in particolare, qualcosa vietasse che l’esperienza del passato rimanesse
viva nel presente. Col risultato che le giovani generazioni restano digiune di
conoscenze andate a fondo assai più utili di quelle che galleggiano per una
supposta maggiore attualità. Le quali spesso sono invece di assai più vecchio conio,
ma resistenti all’usura del tempo perché ideologicamente convenienti alla perpetuazione
di potenti interessi. Dai quali non vanno esenti anche Università di grande prestigio
sia americane che europee. Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.
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