Volendo collegare fra loro queste quattro categorie che tutte insieme sono all’ordine del giorno, ma apparentemente sconnesse, mi sono servito di un gioco di parole. Infatti uso il termine “buoni del tesoro” non solo, come di consueto, per i titoli emessi dagli Stati per finanziare i loro debiti ma anche, ironicamente, per coloro che ne sono stati i promotori. Ritenuti a suo tempo buoni economisti e politici sia dalla sinistra che dalla destra per la loro capacità di procurare consensi e voti a spese del tesoro dei contribuenti, anche se dilapidavano allegramente lo Stato, oggi sono invece giudicati cattivi perché responsabili del debito sia privato che pubblico da essi ingigantito al punto da rischiare di non poter essere più rimborsato e quindi di provocare bancarotte di imprese e fallimenti di Stati.
Non è difficile perciò vedere in quei “buoni” e quei “cattivi” una specie di combutta favorita dal capitalismo per rastrellare risorse sia ai suoi fini di profitto che per procurarsi la tranquillità sociale pagata con la protezione del welfare. E poiché i loro eccessi hanno condotto alla attuale crisi, l’enorme disoccupazione che hanno creato genera direttamente i “disperati” che rimangono senza lavoro.
Fin qui ci siamo, con una ragione che accomuna quelle tre categorie. Ma che rapporto ha con loro quella dei potenti “licenziosi”? Dobbiamo trovarlo per spiegarle tutte insieme, perciò legandole a un comune fenomeno di ossessione che non è più soltanto italiano ma ormai tende ad assumere un carattere di diffuso degrado morale e civile delle classi dirigenti che merita una analisi approfondita.
Perché in Italia abbiamo un Premier che si circonda di schiere di prostitute offertegli come merci di scambio per ottenere appalti e quattrini, ed è affiancato da un Ministro del Tesoro che si avvale della segreteria di un faccendiere corrotto. Perché in Gran Bretagna c’è un Premier che non solo ha rapporti assai stretti con il magnate Murdoch, proprietario di Tabloid che con intercettazioni illegali ricattavano politici e uomini d’affari, ma che sceglie come Ministro del Tesoro uno fra i riconosciuti habitué di una notissima prostituta. Perché in Francia uno dei più accreditati economisti a livello mondiale si gioca la carica di capo del Fondo Monetario Internazionale e di autorevole concorrente dell’attuale Presidente della Repubblica alle prossime elezioni per il fatto che, affetto da una forma compulsiva di sessismo, viene denunciato da una cameriera d’albergo per rapporti intimi che lei afferma non consensuali. Perché infine, ahinoi, la stessa Chiesa cattolica è stata macchiata da migliaia di abusi sessuali su minori che hanno condotto il governo dell’Irlanda, uno dei paesi più cattolici del mondo, a rompere i suoi tradizionali rapporti con il Vaticano.
Quattrini sottratti alla ricchezza pubblica, enormi debiti accumulati per procacciarseli, disastri procurati all’occupazione e una rete di rapporti sessuali comprati o imposti: quale può essere allora la radice comune? Perché non l’estrema «ingordigia», quella derivante dal troppo potere, dalla troppa ricchezza, dal troppo bisogno di possesso? Ma, attenzione, una ingordigia innescata a sua volta dal vuoto sempre più pauroso di alternative di vita, di benessere e di felicità, un vuoto determinato dal prevalere dell’etica del guadagno e della religione dei soldi e del potere su ogni altra. E i giovani non ne vanno certo esenti.
L’ho detto altre volte in questo Blog e mi dispiace ripetermi. Ma, come si vede, non basterà che noi italiani ci liberiamo di Berlusconi perché quelle ossessioni non trovino altrove di che alimentarsi, corrodendo la civiltà del capitalismo col suo peggior veleno.