Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



6 settembre 2011

Preludio: è “felice” la democrazia nell’era globale?

Il bel libro nel quale il Direttore di Repubblica Ezio Mauro e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky dialogano sui pregi e difetti degli attuali sistemi democratici, pubblicato a maggio da Laterza, reca il titolo “La felicità della democrazia”. Un auspicio legittimo se ci si ferma alla analisi politica che nel loro dialogo, malgrado le molte riserve critiche, è decisamente positiva. Ma se dalla analisi politica si passa a quella storico-economica, cambia tutto. Perché si può scoprire che nella nostra era della globalizzazione si verifica al contrario la infelicità dei rapporti fra democrazia e capitalismo. E non tanto a causa di quella che passa per una normale anche se gravissima crisi economica e finanziaria, quanto di un evento assai più serio e storicamente inedito che l’accompagna: cioè una vera e propria controrivoluzione capitalista. In cosa consiste?
Avviata negli ultimi decenni del ‘900 è giunta al suo pieno svolgimento quando il capitale, divenuto globale, ha potuto affrancarsi dal potere politico nazionale delle democrazie sorte dalle grandi Rivoluzioni del passato. Il potere cioè di tenere a freno le tendenze  speculative del mondo degli affari, di incoraggiare e sostenere gli investimenti realmente produttivi, e di attuare un generoso welfare a favore dei più deboli e indifesi.
Dunque la “recessione” attuale non colpisce soltanto l’economia ma assai di più la democrazia, decaduta da baluardo dei diritti sociali a passivo strumento del nuovo potere capitalista senza frontiere.  E poiché questo è il “tema dominante”  in ciascuno dei tre post che seguono, li ho battezzati scherzosamente come movimenti musicali di una composizione unitaria: adagio cantabile, andante con brio, allegro ma non troppo.  Buon ascolto.
(Il testo che segue è apparso in versione ridotta per ragioni di spazio su la Repubblica del 26 agosto)

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