Non è forse una crisi della politica democratica la decadenza in molte parti del mondo di governi, parlamenti e partiti, insomma delle istituzioni tradizionali delle democrazie? Nella piccola Italia come nei grandi Stati Uniti esse sono diventate incapaci di governare la società e l’economia, rivelando la crescente impotenza degli Stati di fronte allo strapotere del capitale e della finanza globali che hanno causato la recessione mondiale e la disoccupazione di massa.
Ormai più che i governi eletti sono le maggiori banche e i fondi privati della finanza mondiale a decidere le sorti dell’economia, perché la politica ha smarrito la capacità di contrastare l’ingordigia degli affari con una forza all’altezza dei tempi in cui viviamo. Quelli cioè della transizione all’era globale, l’immensa metamorfosi che ha reso la politica una più docile preda del capitale.
Iniziata nel secolo scorso con il declino del “miracolo economico” post-bellico in Europa, America e Giappone tra il 1950 e il 1975, proseguita con l’implosione dell’impero comunista sovietico nel 1989 e con l’ingresso della civiltà cinese e dell’estremo oriente nel mondo della civiltà capitalista a partire degli anni ’80, quella metamorfosi è esplosa con la rivoluzione informatica e l’avvento di Internet negli anni ’80 e ’90.
L’era globale ha determinato il progressivo cadere delle barriere nazionali e l’unificazione mondiale dei mercati, i fenomeni che hanno consentito una possente controrivoluzione del capitalismo sia sul piano culturale che su quello politico.
Sul piano culturale la globalizzazione ha segnato il tramonto delle ideologie sia democratiche che autoritarie (nazionalismo, liberalismo, socialismo, comunismo, ecc.) mentre al loro posto il capitalismo insinuava nelle coscienze una planetaria religione sociale ispirata all’etica del guadagno e al culto del denaro.
Sul piano politico ha determinato una restaurazione del suo predominio sulla democrazia politica, quale era emersa dalle grandi Rivoluzioni contro l’assolutismo, contrastando la sua azione tesa a dare crescente spazio all’intervento dello Stato che aveva progressivamente sottratto risorse ai profitti e imposto la soddisfazione di diritti civili e di bisogni collettivi di protezione sociale.
E’ a causa di quella restaurazione che si è potuta accrescere la perversa alleanza fra poteri di governo e poteri di affaristi, come per esempio è avvenuto in Italia con Berlusconi e Mediaset, in Inghilterra con Cameron e la Sky di Murdoch e negli USA con quella tra i Conservatori del Congresso e gli affaristi di Wall Street. E, più in generale, si è intensificata la pratica corruttrice del lobbismo che piega ai suoi interessi l’attività legislativa.
Questa descrizione della nuova realtà globale non tiene però conto del sopravvivere nelle fessure del nuovo mondo di passate ideologie e barriere nazionali oltre a obsolete convinzioni politiche. Fra quelle più restie a cadere vi è la contrapposizione politica “destra” / “sinistra” ormai svuotata di ogni senso ideale e operativo essendosi estinte le contrapposizioni ideologiche su cui si basava.
Alla passata lotta ideologica è subentrato l’attuale contrasto fra la potenza aggressiva del capitale globale e la debole sopravvivenza difensiva delle democrazie nazionali.
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