Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



9 settembre 2011

Una controrivoluzione del capitale o una congiura di capitalisti?

Un serio studioso di Hegel e di Marx, Giuseppe Bedeschi, ha reagito scandalizzato sul Corriere della sera  al mio scritto L’esilio della politica, pubblicato su la Repubblica del 26 agosto, in cui trattavo il tema del declino della democrazia dovuto a una controrivoluzione del capitalismo globale.
Scrive Bedeschi nel suo articolo intitolato La congiura inesistente del capitalismo: “«Controrivoluzione del capitale» in Italia? Magari, verrebbe da dire. Ma non ce n'è traccia, al punto che per tanti aspetti si ha spesso la sensazione di vivere in un Paese del defunto «socialismo reale».” Caspita! E questo perché da noi “migliaia e migliaia di aziende sono sotto il controllo della mano pubblica (dei Comuni, delle Province, delle Regioni, dello Stato)” che è a sua volta controllata “dal ceto politico (di destra e di sinistra) per suo utile e vantaggio”.
Io sono persuaso come Bedeschi che una «democrazia» reale dovrebbe avere un ceto politico il più possibile esente da ogni sorta di privilegi e vantaggi derivanti dall’amministrare i beni pubblici. Peccato che, come egli sa bene, l’esempio del nostro Premier è l’esatto opposto di questa legittima aspirazione. Ma piuttosto mi domando: Bedeschi si rende conto che, partendo dalle sue un po’ bizzarre premesse sulla “mano pubblica”, oltre  all’Italia un altro caso di «socialismo reale» sarebbero paradossalmente gli Stati Uniti? Perché egli sicuramente conosce quello che avviene in quel Paese, che ci è stato maestro di democrazia liberale, proprio nel rapporto politica-affari, ormai inquinato da “smodate ambizioni, avidità e corruzioni che hanno causato la catastrofe economica”.  
Questo, badate,  è solo il sottotitolo di uno dei migliori libri sulle ragioni della crisi mondiale, scritto da una giornalista del New York Times, Gretchen Morgenson, vincitrice del prestigioso premio Pulitzer. Come numerosi altri anche il suo libro  denuncia quella che io chiamo controrivoluzione,  ma che potrebbe anche benissimo definirsi una “congiura” del capitale, dato il limitato numero di politici-affaristi e di affaristi-politici che hanno determinato la grande sconfitta della democrazia liberale negli USA culminata nella seconda Grande crisi del 2008-2009.  Cito in proposito solo due esempi significativi.
Il primo: quello del fallimento della gigantesca Fanni Mae,  impresa privata ma anche pubblica perché garantita e finanziata dal Tesoro americano, la quale elargiva con enormi profitti i mutui-casa subprime, pagava i suoi dirigenti con premi di milioni di dollari ed è stata salvata con miliardi di dollari sborsati non dai suoi soci ma dai contribuenti.
Il secondo: il responsabile della abolizione nel 1999 della famosa legge Glass-Seagal - voluta da Roosevelt nel 1933 e servita per  sessantasei anni a mettere un freno  alle speculazioni bancarie e perciò aborrita dal mondo degli affari -  è’ stato il Presidente democratico Bill Clinton, pressato da una «casta» ben identificata di amministratori di grandi banche, assicurazioni, fondi pensione, ecc. che volevano fare operazioni di fusione e accordi di monopolio che quella legge avrebbe impedito.  
Si vuole di più?  Dani Rodrick, uno dei maggiori economisti americani e professore a Harvard, ha scritto il suo ultimo libro ora tradotto e pubblicato da Laterza con il titolo La globalizzazione intelligente e sapete  qual è la sua tesi di fondo?  Che il capitalismo globale e la democrazia sono incompatibili e quindi occorre fare qualcosa per rimediare a questa sciagura.
Dunque io non ero così sprovveduto come sostiene Bedeschi quando ho parlato dell’ “esilio della politica” dato che il dibattito su quel tema si va allargando ogni giorno e comincia, finalmente, a intaccare le nefaste certezze accademiche sulla perfetta efficienza del “libero mercato”, oggi così clamorosamente smentite.

Nessun commento:

Posta un commento