Il governo della “grande intesa” si impone per un solo motivo, cioè CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE, l’ignobile Porcellum
che ha prodotto la sconfitta vittoriosa del PD. Un cambiamento urgente
perché, dati i sondaggi che danno il PDL con 5 punti di vantaggio sul PD, se dovessimo
votare di nuovo con quella legge l’Innominato tornerebbe in prima persona a governare.
In quel caso, cari Vendola e Grillo, l’Italia ridiventerebbe una pura “espressione
geografica”, come diceva Metternich due secoli fa, e adesso per di più, di campagne
abbandonate, di città piene di disoccupati, di fabbriche chiuse, e di uno Stato
nelle mani di speculatori, costruttori abusivi, evasori fiscali e amici di
famiglie mafiose. Tutti lucrosamente occupati che se ne infischiano dei senza
lavoro, soddisfatti che il pareggio del bilancio sia ora scritto nella nostra
Costituzione, rifondandola sul lavoro che
non c’è.
Ma allora cosa aspettiamo? Perché
Letta non ha messo la riforma elettorale al
primo punto del suo ordine del giorno? Sospetto (forse non sono il solo)
che l’Innominato, tornato lustro, gonfio e tronfio grazie alle “larghe intese”,
voglia fortemente anteporre a quella elettorale una lenta e complicata riforma
“costituzionale” che gli consentirebbe di tirare in lungo quanto ora gli accomoda,
per poi far cadere il governo e tornare alle elezioni con l’amico Porcellum ancora valido.
Se dunque il PD garantisce a Letta
i suo appoggio senza imporgli condizioni tassative
per quell’obbiettivo prioritario, succede semplicemente che milioni di
disoccupati continuano a soffrire una disperata miseria, e migliaia di
fabbriche a chiudere ogni giorno gonfiando il numero dei senza lavoro, mentre il
governo nulla farebbe di decisivo per loro perché impegolato unicamente nella nobile
impresa di ridurre il numero dei deputati e di riformare il Senato! E l’Innominato
può cantare vittoria perché così impedisce
al PD, che con le sue lotte interne come le hanno i laburisti inglesi e i Democratici
americani, rimane (per ora) l’unico
grande Partito politico avversario, di riprendere la sua lotta contro le
malefatte del PDL. Che invece è placido e concorde perché non è affatto un Partito ma un Comitato
d’affari, gestito da un Amministratore-azionista unico, circondato da vassalli
omaggianti perché sanno che se egli dovesse soccombere, magari per motivi giudiziari,
quel loro Comitato si spappolerebbe, privo com’è di una struttura e di una
dirigenza alternativa all’Innominato, e un terzo della pancia molle degli
italiani dovrebbe cercarsi altri tutori.
Finché dura lo stato di necessità imposto dalla riforma
elettorale l’Innominato è più o meno al
riparo e può continuare a tessere la sua ignobile tela proclamando nelle piazze
che lui, violando la legge, è innocente e la magistratura, applicando la legge,
è colpevole di lesa maestà dei suoi torbidi affari. Perciò algido Letta fai in
fretta, perché l’Innominato è una vergogna
nazionale ed europea. Ma una intera generazione priva di lavoro è una tragedia nazionale ed europea.
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