Allora, dopo esserci liberati della banda del buco saremmo ora
nelle mani di una banda di banchieri predoni,
esponenti dei poteri forti della finanza mondiale? L’Italia preda di
agenti segreti della solita Goldman Sachs che vuole salvarci dal default per
poterci meglio spolpare con le armi della speculazione?
Questa è la nuova mediocre
trovata di ex berlusconiani mascherati per l'occasione da anti-liberisti e fieri
avversari delle teorie insegnate nelle accademie degli USA, d’improvviso viste
come le incubatrici del governo Monti e dei suoi pericolosi disegni di
risanamento della nostra squassata economia. Insomma saremmo passati da una
destra moderata nazionale a una destra predatrice per conto di interessi sovranazionali.
Sappiamo che invece la verità è che siamo passati da una destra di
impostori imbroglioni a una destra di seri professionisti ed esperti, da un
regime corrotto e corruttore uscito da elezioni anch’esse imbroglione (la
“porcata” del genio leghista Calderoli) a un governo legittimamente incaricato
dal Capo dello Stato e che poi si è sottoposto al vaglio del Parlamento dal
quale ha avuto una larghissima fiducia. Per cominciare non c’è male, non vi
pare?
Ma si dice da alcuni: questo è un governo di “destra” tanto è
vero che ne fa parte un banchiere di grido come Corrado Passera con qualche
problema di conflitti di interesse. Ma è altrettanto vero che vi partecipa anche Fabrizio Barca che è uno
schietto progressista. E allora noi della “sinistra” come la mettiamo?
Io suggerirei di aspettare prima di giudicare, perché non sarebbe
la prima volta che per attuare severe misure di equità prima di tutto fiscale e
poi redistributiva degli oneri per il risanamento che colpiscano maggiormente i
più abbienti, possa agire più efficacemente un governo moderato che uno
dichiaratamente “radical”. Ma qualcuno insiste: non è per forza di “destra” un
governo che ha un Presidente del Consiglio e ministri così chiaramente legati col
mondo delle grandi banche e dell’alta finanza? E io rispondo, parafrasando la
nota battuta di Clinton, : “è il capitalismo, stupido!”
Voglio dire che in tutta la secolare storia di questo sistema, il
capitale mercantile e finanziario e il potere politico sono sempre andati strettamente a braccetto. Pensate: dalla Venezia del
Duecento in cui i mercanti nominavano i Dogi che armavano le loro flotte, e poi
ogni volta che una cosiddetta “sovranità degli affari” guidava gli Stati, come nell’Olanda
e nell’Inghilterra del Seicento con i privilegi concessi alle grandi Compagnie
monopoliste per gli scambi oltre oceano, e poi nell’Ottocento con i potenti
incentivi delle conquiste coloniali e, infine, con tutta la serie dei sostegni moderni al
capitale attraverso la spesa pubblica e le politiche di bilancio.
Insomma, dalla Venezia dei Dogi al mondo attuale si può dire:
niente politica, niente incentivi, niente capitalismo. E quindi anche: proprio nessun
governo nei Paesi del capitalismo ha mai potuto essere “tecnico” e non insieme
“politico”, compreso questo attuale guidato da Monti.
Per questo è anche falso distinguere un capitalismo sano, fondato
sul "libero mercato", indipendente dal capitale bancario e
finanziario e da padrini politici, da un capitalismo malato, monopolista e
politicamente clientelare, in inglese il "crony capitalism". Perché
il capitalismo è irrimediabilmente un
sistema mosso dalla ingordigia per i profitti e non dall’impegno di soddisfare
dei bisogni, e quindi è sempre cliente della politica e insieme suo signore ogni
volta coi mezzi più potenti che ha disponibili, comprese la corruttela, le
banche e la finanza.
Ma nel Novecento la politica delle democrazie,
finché ha avuto le mani libere, ha imposto al capitalismo la taglia di una
spesa pubblica assistenziale orientata invece proprio alla larga soddisfazione
di bisogni sociali e al freno dei vizi speculativi. E’ questo l’unico lato “di
sinistra” del capitalismo, oggi assai pericolante e quindi da difendere con le
unghie e coi denti guardando largo e lontano,
perché il deficit di democrazia non è di questo
governo italiano ma di tutti, proprio tutti, quelli sottoposti, come ho avuto altra
occasione di dire, alla iperglobalizzazione capitalista, pericolosa malattia
mondiale
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