Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



25 settembre 2013

Possiamo ancora dire qualcosa di sinistra?

Quando  Nanni Moretti  manifestava le sue capacità divinatorie  annunciandoci con anticipo la orrida deriva del caimano e il drammatico exit di un Papa che si dimette, pronosticava anche col suo famoso grido l’attuale destino di confusione ideale e politica del PD. Perché con quel  “qualcosa” alludeva ai molti dubbi su ciò che c’è da cambiare in quella che è diventa una società di massa  persino nella disoccupazione. In cui gli antagonismi, che non cessano di esistere, non hanno più sede nella lotta delle classi (come si ostina a scrivere Tronti su Repubblica) perché quelle sono scomparse,  e dunque oggi si spalmano e diffondono in una lotta quasi sempre silente, ma non meno drammatica, fra l’1 per cento dei cittadini che detiene il 30/40% della ricchezza nazionale, e il 99 per cento del resto della popolazione che si divide la differenza. Un divario abissale che, secondo il premio Nobel Stiglitz,  è ormai più o meno comune a tutti i paesi capitalisti avanzati. Per qualcosa di sinistra oggi si  può intendere molte cose.  Dalla protesta concreta, vissuta e sofferta di chi, nella sua attività di lavoro mal pagata, è oggetto di sfruttamento,  a quella teorica di chi la intende come un rimedio collettivo alle ingiustizie e alle disuguaglianze,  a quella vista dai politici o dagli economisti, dagli storici o dai sociologhi , ciascuno convinto che possa essere meglio concepita dal suo particolare angolo visuale.  Ma a nessuno può sfuggire il fatto che ci è preclusa la conoscenza di quale sia la vera  “essenza” della sinistra,  e per dare a quella parola  un significato che ci consenta di usarla come il riferimento a qualcosa di afferrabile, di concretamente collegata al nostro vivere, l’unica via praticabile è quella di non formulare più su di essa idee astratte, ma invece riconoscere gli “effetti” concreti sulla vita che essa può produrre. Perché chiamarsi di sinistra e dire qualcosa di sinistra, cioè  collocarsi dal lato opposto alla conservazione dei privilegi e delle abissali disuguaglianze,  ha un senso soltanto se ci sono chiari, e possiamo arrivare a condividerli, i suoi possibili cambiamenti in questo XXI secolo, sulla società, sulla politica, sull’economia e sulla cultura del sistema globale in cui siamo inseriti. Che oggi appare totalmente dominato dalla sovranità degli affari e della speculazione finanziaria, che sono i maggiori responsabili del Grande crollo iniziato nel 2007. Sapete cos’è che mi piace di Matteo Renzi? Che ha affermato che essere di sinistra significa investire nella cultura, moltiplicare le biblioteche,  insomma arricchire il sapere. Questo è un “qualcosa” in cui credo fermamente. Perché, per gli affaristi, col sapere non si mangia né si fanno soldi, e si capisce troppo.


2 commenti:

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  2. investire nella cultura, moltiplicare le biblioteche, insomma arricchire il sapere sicuramente è di sinistra: mi piace la dichiarazione ma non è automatico che mi piaccia la persona che lo dichiara

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