Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



15 ottobre 2013

Il Nobel a un economista finito in bancarotta

Questa volta il tema del blog è un po’ arduo, perché riguarda una questione di scienza economica. Ma non essendo un economista, cercherò di esporla in modo accessibile a tutti i lettori. Si tratta di questo: i tre Nobel  per l’economia sono stati assegnati quest’anno a studiosi accademici specializzati nell’analisi dei mercati finanziari e, in particolare, delle possibilità che hanno gli investitori, soprattutto quelli che sono alla caccia di lauti guadagni, di prevedere l’andamento del corso dei titoli. Insomma se tendono al rialzo o al ribasso. Perché infatti si ottengono lauti guadagni con impieghi di capitali liquidi soprattutto nei fondi di investimento chiamati hedge funds, specializzati nella speculazione sugli alti e bassi del valore dei titoli, e mirati unicamente all’arricchimento, spesso mirabolante, dei singoli investitori. Dunque, attenzione, si parla di “guadagni” che, derivando dalla speculazione, non devono essere confusi con i veri e propri  “profitti” che si ottengono dall’investimento di capitali nel commercio o nella produzione, cioè incrementando l’occupazione, i redditi e quindi la domanda effettiva, insomma la ricchezza di un paese espressa dal suo PIL. Dunque i tre economisti non mi pare siano  stati premiati per le loro ricerche su questo secondo tipo di impiego dei capitali, di cui nella recessione e disoccupazione attuale ci sarebbe tanto bisogno, ma almeno a leggere la stampa, per i loro contributi a rendere più “scientifico” il metodo per far soldi, tanti soldi, more money than God,  come scrive un noto saggista americano a proposito del mondo della finanza speculativa. C’è poco da fare, cosi va il mondo dell’incivile capitalismo odierno. Ma almeno la giuria svedese avrebbe potuto evitare di premiare uno dei tre economisti, ben noto per le sue disinvolte piroette teoriche, finite in un patetico fallimento dei suoi stessi affari. Si tratta di Eugene Fama dell’Università di Chicago, per anni sostenitore della teoria che il mercato è efficiente, e quindi è vano specularci sopra. nel senso che tutte le informazioni più rilevanti sul corso dei titoli sono già espresse dai loro prezzi  di mercato, e un successivo aumento  o riduzione del loro valore sono imprevedibili. Ma nella realtà i mercati non sono affatto efficienti, e il crollo dei titoli del 1987, che in un solo giorno di contrattazioni ridusse di un quinto la valutazione di mercato delle imprese americane, aveva già dato un colpo decisivo alla venerazione nei riguardi della ipotesi di Fama. Ma se le valutazioni del mercato sono inefficienti, allora era inoppugnabile che si potevano far soldi con la speculazione, tanto che nel 1988 lo stesso Fama, insieme a due altri premi Nobel, tutti originariamente campioni del mercato efficiente, entrarono come soci nel hedge fund Long-Term Capital, che sarebbe in seguito clamorosamente fallito a seguito di erronee operazioni speculative. Non mi sembra che il Prof. Fama meritasse il Nobel per una simile disinvolta capriola teorica e pratica, per di più dopo che nel 2007 la inefficienza dei mercati aveva sconvolto l’economia mondiale.


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