Enrico Letta, competente, onesto, è
quasi un miracolo dopo che il Paese è stato il palcoscenico di un politico quattro
volte Presidente del Consiglio, buffone,
affarista e ladro patentato, evasore di
imposte per milioni di euro al pari di altri milioni di italiani che l’hanno
applaudito e votato, aggravando col suo pessimo esempio il già gravosissimo
onere dei contribuenti. Che deriva dal fatto che noi, insieme agli altri 26
Paesi dell’Unione, abbiamo sottoscritto il “fiscal compact”, ovvero il Patto di
bilancio sul rapporto debito/PIL e l’impegno di far diventare il “pareggio del
bilancio” una norma costituzionale.
Due obbiettivi decisi dagli economisti neoliberisti, ma che gli economisti
seri, cioè quelli che non decidono, ritengono semplicemente folli nella fase di
recessione gravissima in cui siamo. Un fanatico neoliberista è Mario Monti,
sotto il governo del quale la larga intesa che lo sosteneva ha approvato quelle
follie che perpetueranno il disastro in cui siamo precipitati. Ma il bravo
Monti, dopo aver perso le elezioni e
anche il posto di lavoro, come è toccato del resto ad altri tre milioni di suoi
concittadini vittime della politica neoliberista, ha però preservato, a
differenza di loro, il suo lauto reddito rimanendo Senatore a vita di una Repubblica “fondata sul
lavoro”. Scusatemi, ma non è questa una indecente commedia all’italiana? Prima cosa: quella solenne affermazione, scritta
dai costituenti nel 1948 a buon titolo, perché allora non c’era disoccupazione
ma semmai lavoro povero e precario, oggi e semplicemente una indegna ipocrisia,
e quindi va tolta di corsa dalla nostra Costituzione. E seconda cosa: Monti
dovrebbe dimettersi “irrevocabilmente” dal Parlamento come lo ha fatto dal suo partito,
dato che era stato nominato senatore per svolgere un compito politico affidatogli
dalla più alta carica dello Stato, ma che ora non solo non può più svolgere, ma
rinnega in linea di principio con un seguito di scomposti gesti di disprezzo
nei confronti della politica in generale. E allora adesso come la mettiamo?
Quella difficile eredità è toccata, come ho detto, a una persona, competente,
onesta, e persino di “sinistra”. Ma, francamente, mi sorge un dubbio: non è un
po’ troppo impegnato Letta ad assicurare altri anni di stabilità, che significa poi stallo in una situazione sempre più
insostenibile per milioni di famiglie? Ma lui, bravo e tranquillo, se quel
dubbio lo condivide, non fa una piega, seduto con il suo occhio impenetrabile
accanto a un Obama che, giustamente, ha abbastanza guai dai Repubblicani per
volerne di ulteriori da italiani politicamente instabili poiché stanno precipitando
nella miseria a milioni, senza che nessuno se ne curi. La verità è che una
“ripresa” come si deve, quella che restituirebbe loro una occupazione e un
reddito decente, oggi è un miraggio perché osteggiata in Europa dalla
coalizione di una classe, l’unica sopravvissuta nella società di massa, che Stiglitz
ha scovato nell’1 per cento dei
superprivilegiati, che schiacciano il 99 per cento dei restanti cittadini.
Certo Letta non può vincere da solo questa Europa prigioniera
dell’iperliberismo, ma almeno mostri che tanto tranquillo non è, perché la
stabilità può finire per somigliare troppo a una apoplessia. Lui ce l’ha un
progetto per investire Bruxelles di questo angoscioso problema?
Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.
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