Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



20 ottobre 2013

Ci governa un uomo tranquillo. Ma forse un po’ troppo


Enrico Letta, competente, onesto, è quasi un miracolo dopo che il Paese è stato il palcoscenico di un politico quattro volte Presidente del Consiglio,  buffone, affarista e ladro patentato,  evasore di imposte per milioni di euro al pari di altri milioni di italiani che l’hanno applaudito e votato, aggravando col suo pessimo esempio il già gravosissimo onere dei contribuenti. Che deriva dal fatto che noi, insieme agli altri 26 Paesi dell’Unione, abbiamo sottoscritto il “fiscal compact”, ovvero il Patto di bilancio sul rapporto debito/PIL e l’impegno di far diventare il “pareggio del bilancio” una norma costituzionale. Due obbiettivi decisi dagli economisti neoliberisti, ma che gli economisti seri, cioè quelli che non decidono, ritengono semplicemente folli nella fase di recessione gravissima in cui siamo. Un fanatico neoliberista è Mario Monti, sotto il governo del quale la larga intesa che lo sosteneva ha approvato quelle follie che perpetueranno il disastro in cui siamo precipitati. Ma il bravo Monti, dopo aver perso le elezioni  e anche il posto di lavoro, come è toccato del resto ad altri tre milioni di suoi concittadini vittime della politica neoliberista, ha però preservato, a differenza di loro, il suo lauto reddito rimanendo Senatore  a vita di una Repubblica “fondata sul lavoro”. Scusatemi, ma non è questa una indecente commedia all’italiana?  Prima cosa: quella solenne affermazione, scritta dai costituenti nel 1948 a buon titolo, perché allora non c’era disoccupazione ma semmai lavoro povero e precario, oggi e semplicemente una indegna ipocrisia, e quindi va tolta di corsa dalla nostra Costituzione. E seconda cosa: Monti dovrebbe dimettersi “irrevocabilmente” dal Parlamento come lo ha fatto dal suo partito, dato che era stato nominato senatore per svolgere un compito politico affidatogli dalla più alta carica dello Stato, ma che ora non solo non può più svolgere, ma rinnega in linea di principio con un seguito di scomposti gesti di disprezzo nei confronti della politica in generale. E allora adesso come la mettiamo? Quella difficile eredità è toccata, come ho detto, a una persona, competente, onesta, e persino di “sinistra”. Ma, francamente, mi sorge un dubbio: non è un po’ troppo impegnato Letta ad assicurare altri anni di stabilità, che significa poi stallo in una situazione sempre più insostenibile per milioni di famiglie? Ma lui, bravo e tranquillo, se quel dubbio lo condivide, non fa una piega, seduto con il suo occhio impenetrabile accanto a un Obama che, giustamente, ha abbastanza guai dai Repubblicani per volerne di ulteriori da italiani politicamente instabili poiché stanno precipitando nella miseria a milioni, senza che nessuno se ne curi. La verità è che una “ripresa” come si deve, quella che restituirebbe loro una occupazione e un reddito decente, oggi è un miraggio perché osteggiata in Europa dalla coalizione di una classe, l’unica sopravvissuta nella società di massa, che Stiglitz ha scovato nell’1 per cento dei  superprivilegiati, che schiacciano il 99 per cento dei restanti cittadini. Certo Letta non può vincere da solo questa Europa prigioniera dell’iperliberismo, ma almeno mostri che tanto tranquillo non è, perché la stabilità può finire per somigliare troppo a una apoplessia. Lui ce l’ha un progetto per investire Bruxelles di questo angoscioso problema?

Nessun commento:

Posta un commento