Apparteniamo ormai tutti alla nuova era della informazione e dello spettacolo. Data la immensità del
pubblico che può usare i media e la vastità della scena globale, è altamente
probabile che quanti guardano i teleschermi siano dei semplici spettatori, e
molto raramente degli esperti o
ricercatori. E questo avviene tanto per eventi e notizie lontanissimi da
noi e dai nostri interessi, quanto vicinissimi, per una precisa ragione legata
a questo nostro mondo affollato e tecnologico:
non è più la distanza che ci rende estranei gli uni dagli altri, quanto
la crescente estraneità degli uni dagli altri che ci rende distanti.
È stata la enorme semplificazione e velocizzazione delle
comunicazioni di ogni tipo che ha danneggiato la cultura, assorbendo i il tempo
che le passate generazioni dedicavano alla conversazione, alla lettura, all’apprendimento
e alla riflessione. L’invasione barbarica della attualità sta trasformando
tutto in spettacolo di suoni e luci, cui si assiste senza molto pensare, e
sovente senza darsi una ragione di ciò che si vede succedere e degli effetti
che produrrà sul nostro futuro.
Ma lo spettacolo per sua natura è piatto, quindi impenetrabile tanto sullo schermo quanto sulla
scena, e quindi si presta a non essere
discusso, e men che meno criticato e giudicato. Ecco perché la società dello
spettacolo è un perfetto strumento del
pensiero unico e devoto, che per questo è stato, ed è largamente sfruttato
dalle dittature. Ed è difficile non temere che il pensiero unico ritorni a
essere una grande tentazione nei momenti di maggiore confusione delle idee, e del
drammatico ridursi della cultura e del livello del dibattito.
Siamo dunque sempre più distanti ed estranei, e quindi confusi,
noi membri delle società capitaliste “avanzate”, perciò appartenenti a una
civiltà che però è entrata in una fase di dissesto. Per superare il quale è essenziale non farsi
sopraffare dalla confusione prodotta dall’era dello spettacolo, e riappropriarsi
della conoscenza dalla quale vorrebbe tenerci lontani.
Come invece appaiono
esserlo proprio i deputati del movimento
Cinque stelle, che sono dovuti salire sul tetto della Camera e dare spettacolo, perché ci si accorgesse
della loro esistenza, continuamente offuscata e annichilita dal pensiero unico del
maestro dello spettacolo, che furbescamente li guida.
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