Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



12 aprile 2011

L’immutabile sinfonia capitalista in “Profitto maggiore”


 Come per una sinfonia si può dire che ogni civiltà ha una sua “tonalità dominante”. Quella  che caratterizza la  civiltà capitalista fin dai suoi inizi nella Venezia del 1200, è il fine del profitto. E’ infatti Venezia che ha forgiato il nuovo sistema destinato per secoli a fare da  modello al capitalismo, perché fin da allora aveva una classe sociale - i mercanti veneziani - che decideva chi governa lo Stato - i Dogi della Repubblica – che la assisteva nella conquista di più ampi mercati - i possedimenti commerciali del Levante. A quale scopo? Appunto, realizzare sempre maggiori guadagni, però non da spendere ma da accumulare.  
E’ questa la tonalità dominante che per i successivi otto secoli ha guidato il nostro sistema di vita estendendolo da quell’angolo del Mediterraneo all’attuale dimensione globale. Quella minuscola potenza capitalista del XIII secolo additava la strada alle potenze giganti del XXI, sia come Stati a dimensioni continentali sia come imprese a dimensioni globali.   
In questo blog abbiamo più volte parlato della potenza del capitale, fatta da un insieme di potenza sociale, politica ed economica come nel primo esemplare di Venezia. Un buon emblema di quella potenza (citato nel post del 2 aprile “Affari puliti e affari sporchi, dov’è il confine?”) è oggi una delle maggiori imprese mondiali, la General Electric (G.E.), quella che ha installato nel 1976 i cinque reattori nucleari a Fukuscima, e che ora sembra  doversi annoverare fra i responsabili della catastrofe.
Ci eravamo chiesti: fu un affare pulito o sporco quello della G.E.? Fu semplicemente un “affare”, un business di quel suo particolare settore che si dedica all’energia nucleare, dettato come sempre (cioè da otto secoli) dall’avidità di profitto che è la tonalità dominante, il criterio guida o, se preferite, il DNA dell’impresa capitalista.
Ma pochi giorni or sono la stessa G.E. ha annunciato che un altro suo settore, che si dedica invece all’energia rinnovabile, sta portando a termine un importante impianto di pannelli solari che produrrà 400 megawatt di energia elettrica. Tanto per intenderci, in base ai dati ufficiali, si tratta di poco meno di un quinto del picco di consumi registrato a Roma nel 2o1o che è stato di 2.200 megawatt. Un Direttore della G.E. ha inoltre dichiarato che la società sarà un leader tecnologico nel mercato dei prossimi cinque anni che, egli afferma, svilupperà una domanda complessiva pari a 75.000 megawatt (187 volte quella dei 400 forniti dall’impianto citato sopra). Sarà vero?
Come vedete, si tratta comunque della immutabile sinfonia capitalista in “Profitto maggiore” alla quale occorre far ricorso sia per appestare il nostro pianeta con l’energia atomica sia per disinquinarlo usando l’energia solare. Ma forse quella sinfonia la si può suonare a vantaggio di tutti e non solo di singole imprese giganti,  togliendogli il controllo dell’orchestra politica e restituendolo alla collettività. Questo è sempre stato il migliore antidoto democratico nei confronti dell’avidità capitalista.  

1 commento:

  1. oggi con diffocoltà leggo e scrivo i post, sono infatti collegato via telefono. I suoi scritti fanno sempre riflettere, mi domando però se non si muovano cmq sempre all'interno di una visione materialistica della storia. Mi chiedo e le chiedo se forse non si debba ripartire da una posizione etica della società? So bene sia rischioso ma almeno va contro questa mercificazione dell'individuo... Con stima

    RispondiElimina