Non lo pensa chi crede
ancora che esiste un sistema «economico» in sé e per sé nella concreta realtà, invece
che soltanto nei manuali della Bocconi o di Harvard. Mentre nel mondo della vita
di tutti i paesi in cui si produce e si consuma,
si vende e si acquista, da otto secoli esiste ed è immensamente cresciuto, malgrado
grandi crisi, un sistema che dal Capitale
in poi si chiama «capitalismo» e, ancora meglio grazie all’insegnamento della
storia, «civiltà capitalista». Perché, fin
dalla Venezia del 1200, il capitalismo deve solo a quella civiltà di agguerriti
raggruppamenti sociali, di favorevoli istituzioni e governi dello Stato, di mercati
espugnati per maggiori profitti da accumulare, se si è ingigantito come ha
fatto. Ed è proprio questa civiltà di vitale sostegno “sociale”, “politico” e “culturale”
del capitalismo a stare ora assai peggio della sua “economia”, l’unica a essere
in crisi secondo gli economisti ignoranti di storia (Monti compreso). Perché invece
è proprio la caduta di questa civiltà in grave dissesto, dovuta alla globalizzazione,
che ora causa la nostra recessione. Ma allora:
come mai il capitalismo in Cina avanza a passi da gigante e in 24 anni,
malgrado l’ “idiotismo rurale” (espressione di Marx) in cui il comunismo l’aveva
fatta precipitare, è ora in gara con gli Stati Uniti per l’egemonia globale? Forse
che la “civiltà” di quel capitalismo, contrariamente alla nostra, sarebbe in
buona salute? Niente affatto, sarà purtroppo anch’essa una civiltà, ma con disuguaglianze
sociali, dispotismo politico, un mercato del lavoro e una cultura abissalmente
diversi da quelli occidentali. Nel loro
capitalismo lo sfruttamento non è regolato e l’austerità è assicurata da centinaia
di milioni di poverissimi.
Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.
23 febbraio 2013
8 febbraio 2013
La bufala dell’IMU
La proposta del malefico cavaliere di restituirlo
è tipica di uno che è solo capace di comprare il potere facendolo pagare ad altri,
come in tutta la sua carriera di supremo corruttore della politica italiana. Come
i soldi di Mediaset gli vengono dalle leggi “Maccanico” del 1997 e “Gasparri”
del 2004 che toglievano di mezzo i limiti
alle concessioni pubbliche, e dunque a spese dello Stato. E i soldi per restituire
l’IMU dove conterebbe di prenderli se non dagli italiani con qualche bel taglio
di spese sociali? Perché l’universo mondo sa che l’appoggio al “governo tecnico”
è stato imposto dal rischio di bancarotta cui ci aveva portato lui nel 2011 facendo
schizzare lo spread a oltre 500 punti e quindi il costo del finanziamento del debito
a cifre insostenibili senza precipitare nel baratro della Grecia o della Spagna
con tassi di disoccupazione doppi dei
nostri. E l’universo mondo sa anche che la sinistra italiana ha appoggiato Monti
perché l’Europa ci ha messo la camicia di forza del pareggio del bilancio, e la
Banca Centrale non può togliercela finché il suo regolamento le vieta di finanziare
persino i deficit che sorgono da investimenti
che producono occupazione. Che sarebbe il vero e unico modo, come i migliori
economisti europei e anche americani sostengono, di praticare il metodo keynesiano
di fermare la recessione che inizia a manifestarsi persino in Germania, e di contenere
un generale impoverimento di massa. Abolisce l’IMU e la rimborsa il cavaliere? E
lo spread tornerà a schizzare a quota 500 ma cosa gliene importa? Soffriranno i
ceti più deboli e indifesi di cui deve curarsi la sinistra, non lui che incassa
quattrocentomila euro al dì.
13 gennaio 2013
Santoro e Berlusconi compari nella corruzione della politica
“Servizio Pubblico”??? Niente
affatto, la trasmissione di Santoro è stata un perfetto “Servizio Privato” reso
a Berlusconi consentendogli, nel probabile finale della sua carriera di
corruttore della politica, di dimostrare che prostituire l’informazione, lo stile da lui
coniato, si è ormai imposto al punto che può sempre trovare chi è ancora disposto ad
applicarlo. Perché questo hanno fatto Santoro e Travaglio inchinandosi al
vecchio impostore, fingendosi suoi avversari ma invece assecondando le sue mire
strizzandogli l’occhio. Il trucco è stato questo: hanno elencato alcuni dei
suoi misfatti più noti che molti milioni
di italiani hanno creduto essere le sue virtù mandandolo due volte al potere,
ma hanno accuratamente nascosto quello di gran lunga maggiore, e cioè il Grande
Imbroglio commesso dalla banda con cui
ha governato non il Paese ma i suoi affari. Tutto è incominciato nel
1994 con la “Carta dei valori” di Forza Italia, nata per «opporsi a una possibile
deriva illiberale del sistema politico», per realizzare «una seconda modernizzazione
italiana». Tutto è poi proseguito fino al 2011 mediante governi dediti a emanare norme ispirate a valori
opposti, cioè al corrotto principio che la legge non era “uguale” per il Berlusconi
della vita privata, del suo patrimonio, dei suoi affari. In 18 leggi - che
elenco qui appresso separatamente per chi vorrà conoscerle - e in 30 procedimenti
giudiziari a suo carico, misfatti che in minima parte Santoro e Travaglio hanno
imputato a Berlusconi, vi sono gli estremi per una condanna al pubblico disprezzo e alla ignominia storica.
Santoro dia retta: cambi il titolo della sua trasmissione.
Dal Post del 18/11/2011, le
leggi emanate dalla banda Berlusconi
1994 - 1) “Legge
Tremonti” che detassava al 50% gli utili
investiti dalle imprese, a beneficio della neonata Mediaset.
1997 - 2) “Legge Maccanico” che consentiva a Rete 4 di
Mediaset di trasmettere in barba alle norme anti-trust sulle concessioni. Una
legge del governo D’Alema nel 1999 servirà a confermarla.
2001 - 3) Legge sui limiti nell'utilizzo di prove ottenute
con rogatorie internazionali,
applicabile al processo "Sme " per corruzione di giudici
riguardante i falsi in bilancio contestati a Berlusconi e Previti accusati di
far uscire clandestinamente dalle casse di società estere il denaro occorrente –
4) “Legge Tremonti” per l’abolizione dell'imposta su successioni e donazioni
per grandi patrimoni incluso quello della famiglia Berlusconi.
2002 - 5) “Legge
Frattini” che tra le ipotesi di conflitto di interessi escludeva la “mera
proprietà” di un’impresa, non prevedeva l'ineleggibilità di un soggetto
sottoposto a quel conflitto ma solo l'incompatibilità nell'assumere incarichi
differenti da quelli di governo e solo quando ne derivasse un danno per
l'interesse pubblico, però non di competenza dell'Autorità Garante per la
Concorrenza. - 6) Legge per la
depenalizzazione del falso in bilancio di cui Berlusconi era accusato in
cinque cause. - 7) Legge di condono "tombale" sulle imposte evase di
cui beneficiarono le imprese del gruppo Mediaset.
2003 - 8) Legge
Incentivo per l'acquisto dei decoder digitali di cui il principale
distributore in Italia era controllato da Paolo e Alessia Berlusconi. - 9)
“Lodo Schifani” con il divieto di
sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le
quali il Presidente del Consiglio. - 10) Decreto per consentire a Rete 4 di
Mediaset di continuare a trasmettere malgrado la violazione delle leggi anti-trust.
2004 - 11) "Legge Gasparri" che consentiva di
evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset. - 12) Legge per condono edilizio esteso alle
zone protette come quella della villa "La Certosa" di proprietà di
Berlusconi.
2005 - 13) “Legge salva-Previti”, con riduzione dei
termini di prescrizione per gli incensurati consentendo l'estinzione dei reati
di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Diritti
TV Mediaset" e ”Mills” a carico di Berlusconi. - 14) Decreti
che aiutavano fiscalmente la previdenza assicurativa individuale di cui
beneficiano società di proprietà della famiglia Berlusconi.
2006 - 15) "Legge Pecorella" per
l'inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento che
favoriva Berlusconi nel grado di appello di un giudizio nel quale era stato
assolto in primo grado.
2008 - 16) "Lodo Alfano" con nuovo divieto di
sottoposizione a processo delle quattro più alte cariche dello Stato tra le
quali il Presidente del Consiglio in carica. - 17) Decreto anticrisi con
aumento dal 10 al 20 per cento dell'IVA sui servizi di televisione che
danneggiava la "Sky Italia", principale competitor del gruppo
Mediaset.
2009 - 18) Decreto per aumento dal 10 al 20 per cento
della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in
portafoglio con immediato vantaggio della Fininvest per aumentare il controllo su
Mediaset.3 gennaio 2013
Il populismo aristocratico del Senatore a vita
L’ideologia populista esiste in molte versioni, però con una costante: la concezione elitaria della direzione
politica affinché essa sia efficiente, e quindi
avversa a quella democratico-popolare che riflette gli antagonismi di classe e perciò è inefficiente. C’è un populismo cattolico
che, quando è parrocchiale, distingue i peccatori dai virtuosi, non i ricchi
dai poveri, e predica l’obbedienza al sommo Pontefice. C’è un populismo laico
che distingue chi , imprenditore o lavoratore, si impegna alacremente da chi tira a campare
con il soccorso dello Stato, ma non chi è occupato da chi è disoccupato, e confida
nel potere di un Premier che sappia dirigere
le masse e risolvere i loro problemi. Non vi sembra che questo sia il populismo
di Mario Monti? Ecco perché è disgustato
dall’esistenza di una destra e di una sinistra che si incaponiscono a voler rappresentare
gli antagonismi reali che dividono la
società e quindi, secondo lui, a perpetuare politiche inefficienti. Ma cosa distingue
il populismo becero di un Berlusconi che cerca di annullare destra e sinistra
unificandole nella passione televisiva che lo rende ricco, dal populismo
alto-borghese di Mario Monti, uomo di provata esperienza, onestà e probità,
che ha riscattato l’Italia dalla ignominia delle sceneggiate di Arcore? Sospetto
che, al contrario di Berlusconi, Monti sia la perfetta espressione della
compenetrazione di religione e politica, di cattolicesimo e spirito civico, entrambi
di alta qualità, ma inevitabilmente contraddittori. Si rassegni Senatore Monti:
lei è la prova vivente che la destra esiste, e che quindi è bene che ci sia una
sinistra, capace di contrastare ogni populismo.
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