Come ho sostenuto in un post precedente, la particolare economia capitalista non è affatto una qualsiasi “economia” senza ulteriori distinzioni. La principale è che, a differenza dei sacri principi professati dalla maggioranza degli economisti accademici, i profitti capitalisti non si formano quasi mai nel “libero mercato”, cioè attraverso il “free trade” e la libera concorrenza. Assai più spesso derivano invece da violazioni della concorrenza nei commerci e nelle produzioni esercitati in regime di monopolio. E quando sono profitti macroscopici, come ben sappiamo, nascono soprattutto da spietati sfruttamenti, ardite speculazioni, frodi e rapine. I famosi fallimenti in America di Madoff e in Italia della Parmalat di Tanzi sono solo piccoli esempi recenti di una pratica che accompagna tutta la storia del capitalismo industriale e finanziario.
Più il fine sociale del capitalismo sconfina nella voracità di lauti guadagni d’ impresa e di vertiginosi compensi ai loro dirigenti, più rischia di abbandonare la strada del progresso nelle condizioni di vita degli strati più deboli o, peggio, dei poveri che sono un terzo dell’umanità. Insomma non è pura retorica dire che c’è un capitalismo “saggio” e un capitalismo “selvaggio” adorato come un totem dagli ultra-liberisti.
Per queste ragioni si può dare un ulteriore seguito al cambiamento di strada nella rappresentazione usuale della civiltà capitalista, indicato nel Post del 20 febbraio, allo scopo di conoscere meglio la vera natura del capitalismo storico in modo sobrio e quindi di sbarazzarsi sia delle ideologie che lo esaltano che di quelle che lo condannano. Suggerisco ora di aggiungere alla già menzionata novità di un elemento denominato “potenza” capitalista - che riunisce in sé gli elementi prima separati del potere sociale delle classi dominanti, di quello politico dello Stato e di quello economico dei mercati – l’ulteriore elemento della “accumulazione” capitalista, in sostituzione dell’astratto concetto di “economia” buono per qualsiasi sistema e per ogni stagione sia di sviluppo che di crisi come quella attuale.
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