Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



20 febbraio 2011

Per avere idee più chiare sul nostro presente e qualche concreto progetto per il futuro

Per avere idee chiare su ciò che è attualmente la civiltà capitalista e per poter elaborare concreti progetti per una sua futura riforma  penso che, come ho scritto nel post del 19 febbraio, sia opportuno trarre da una storia intera e completa del suo passato  qualche utile insegnamento.
Ma allora è necessario, per prima cosa, cambiare strada nella sua rappresentazione usuale, e dunque interpretarla come una realtà composta da elementi che, prima del suo ingresso in scena, erano separati  ma poi si sono congiunti. E perciò invece di vedere nel capitalismo,  come ancora avviene, una generica “società”, in cui si esercita separatamente una qualche “politica”, per realizzare in tutt’altra sede una qualche “economia”, sotto l’ispirazione piovuta dall’alto di una qualche “cultura”, è opportuno comprendere come si sono modificati quegli elementi intrecciandosi fra loro,  e perciò identificarli con nuovi nomi.  
Si può cominciare dalla cosiddetta “società”. Il capitalismo ha da tempo dissolto, gradualmente o per via rivoluzionaria, gli antichi ordini del feudalesimo -  la nobiltà, il clero e la borghesia - trasformandoli in classi capitaliste, un misto di aristocrazia e borghesia possidente e imprenditrice. Il loro antico potere privilegiato si è così mutato in un potere diverso che suggerisco di chiamare “potenza” delle classi capitaliste.  Anche lo strato dei servi si è trasformato in una classe, quella lavoratrice, priva di proprietà e destinata a lottare aspramente per conquistare anch’essa una fetta di potere.  
Allo stesso modo nella “politica”,  grazie soprattutto alle grandi Rivoluzioni inglese, americana e francese, è avvenuta la progressiva trasformazione  del potere assoluto degli Stati dinastici fondato sui privilegi e sulla nascita,  in  un potere dominato dalla borghesia tendenzialmente basato sull’eguaglianza, l’indipendenza, la libertà e il merito, ma sovente anche sull’arbitrio e la sopraffazione. Anche quel nuovo potere lo si può chiamare la “potenza” degli Stati nazionali e costituzionali.  
Infine nell’economia il sistema di mercato, allargandosi progressivamente e assorbendo l’auto-consumo locale, si è trasformato nella “potenza” economica dei mercati nazionali e internazionali, controllata dalla classe dominante.
In conclusione un singolo sistema,  quello della “potenza”,  può esprimere  nell’epoca della civiltà capitalista la sintesi necessaria al suo sviluppo di tre componenti: quello della potenza sociale delle classi dominanti, quello della potenza politica dello Stato che governano e quello della potenza economica dei mercati che controllano.  
E’ un po’ complicato abituarsi a questa nuova terminologia, ma forse ne vale la pena se conduce a una migliore comprensione della nostra storia e della nostra realtà, oltre che alle concrete possibilità che abbiamo di mutarla. Sempre che questo sia ciò che preme alla parte che si chiamava di sinistra ma che ora è si è impaludata in un centro di non si sa più bene che cosa.     

1 commento:

  1. certo non è facile !
    Io sono così calata nel contemporaneo e per commentare dovrei mettermi a studiare.Se ci dai qualche riferimento appunto contemporaneo forse riesco a contribuire.
    Ciao,buon lavoro,Val

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