Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



3 novembre 2011

Gli indignati dicono al mondo: siamo “il 99 per cento”. Perché ?

Lo slogan  “siamo il 99 per cento” è nato negli Stati Uniti  dove le statistiche dicono che dal 1970  il più alto livello della ricchezza e del reddito si è concentrato nell’1%  della popolazione che controlla circa il 40% della ricchezza totale. E in più,  a causa della tassazione regressiva, ha realizzato negli ultimi venti anni un forte incremento del suo reddito mentre il resto della popolazione subiva in media un decremento. Assumendo che nei paesi capitalisti dell’Occidente vi è  un simile abisso di disuguaglianza nei redditi fra il “top” dell’1%  di straricchi privilegiati e tutti gli altri cittadini senza eccezione esposti alle traversie di società in profonda crisi, è venuto alla ribalta per semplice differenza aritmetica quel 99% di esclusi dal massimo dei privilegi. Ma, al di là dello slogan, qual è l’idea di base che li ispira?  Nel sito web  Occupy Wall Street si legge questa significativa affermazione che traduco dall’inglese:
 Il nostro è un movimento di resistenza privo di leader, con persone di diverso colore, sesso e opinione politica. L’unica cosa che abbiamo in comune è che siamo il 99% che non tollererà più l’avidità e la corruzione dell’1%. Noi usiamo la tattica della primavera araba rivoluzionaria per raggiungere i nostri obbiettivi, promuovendo l’uso della non violenza per rendere massima la sicurezza di tutti i partecipanti. Il movimento OWS mette in grado le persone reali di creare reali cambiamenti dal basso all’alto. Vogliamo vedere delle assemblee generali in ogni cortile, in ogni angolo di strada, perché non abbiamo bisogno di Wall Street e non abbiamo bisogno di politici per costruire una società migliore.”
Dunque gli indignati intendono marcare una differenza sostanziale rispetto a precedenti “rivolte di popolo”. Nella tattica si proclamano non violenti pur opponendosi alle forze  che difendono l’1 per cento,  e riuniscono le loro assemblee non più  in luoghi centrali ma ovunque, in ogni angolo di strada se necessario. Nella strategia intendono capovolgere il concetto delle riunioni dominate da élite che stabiliscono dall’alto ciò che in basso verrà votato, perché  le decisioni devono invece promanare dal basso. E inoltre proclamano di voler fare a meno, per trasformare la società, di chi è già al potere, siano magnati della finanza o politici.  
Prendiamo allora atto di tre cose. Primo che questo movimento intende essere una rivoluzione anche se pacifica perché vuole detronizzare  quell’1 per cento di avidi e corrotti per via democratica. Secondo che in ogni rivoluzione che si rispetti c’è una “dichiarazione” che proclama la concreta attuazione di una qualche utopia. Proprio come la “dichiarazione di indipendenza” americana del 1776,  redatta da Jefferson grande proprietario di schiavi, che proclamava che “tutti gli uomini sono nati uguali”. E come la “dichiarazione dei diritti dell’uomo” francese del 1789 che definiva diritti imprescrittibili la libertà, la proprietà,  la sicurezza  e la resistenza alla oppressione, cui fecero seguito 150 anni di barbarie di ogni genere. Terzo, che proprio quelle utopie furono le madri della democrazia rappresentativa fondata sul suffragio universale,  senza la quale oggi gli indignati non potrebbero proclamare nelle piazze , quasi sempre indisturbati, che è stata tradita.
Dunque attenzione a non sottovalutare le utopie: letteralmente significano “non luoghi”, ma l’evoluzione storica può produrre grandi  metamorfosi,  e la civiltà capitalista ne ha viste di ogni genere nei suoi sette secoli di vita. L’unica cosa da evitare accuratamente sono le illusioni circa la lotta durissima che gli indignati dovranno affrontare per avere qualche successo, perché la loro forza è per ora divisa e dispersa in tanti paesi mentre il grande capitale e l’alta finanza sono uniti, compatti e globali.  

2 commenti:

  1. un testo di una chiarezza lampante, e insieme profondo. Grazie!

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  2. Grazie nuvola, avrai capito che temo molto che quel movimento possa essere intralciato sia da una possibile sua ingenuità che lo porti a sottovalutare le forze dell'avversario, sia da una deliberata volontà delle destre di farlo passare per un moto "anticapitalista" e quindi ideologicamente estremista. Il che giustificherebbe la sua repressione anche violenta.

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