«Le acque ingrossarono oltremodo sopra la terra; tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli furono coperte. Le acque salirono quindici cubiti al di sopra delle vette dei monti; le montagne furono coperte. Perì ogni essere vivente che si moveva sulla terra.» Questo il resoconto biblico del Diluvio, punizione divina perché « Dio guardò la terra; ed ecco, era corrotta, poiché tutti erano diventati corrotti sulla terra». (Genesi 6-9)
Due possibili chiavi di lettura. In chiave religiosa la raffigurazione biblica dello tsunami che ha devastato il Giappone si presta a confermare l’antica credenza che la «corruzione» derivi dal «peccato originale» e quella conseguente che il «peccato originale» meriti la «punizione divina». Ma in chiave laica quel profetico testo ci deve far riflettere diversamente.
Primo: la cultura “verde” ci incita a combattere l’inquinamento del pianeta prodotto dagli umani, mentre i terremoti sono eventi naturali dai quali bisogna imparare a difendersi con le moderne tecniche di cui sono maestri in Giappone. In Italia, all’Aquila, il nostro peccato originale non è stato quello di cui parla ancora la Chiesa, ma quello dei costruttori corrotti che, per arricchirsi, non hanno usato tecniche e materiali antisismici. E quella corruzione ha determinato la punizione non dei colpevoli ma di migliaia di innocenti per colpa di uno Stato che non sa far rispettare le proprie leggi.
Secondo: la corruzione nella società moderna non è un «peccato» dal quale si può andare assolti ma semplicemente un «reato», ossia la violazione di regole civili e penali che vietano ai cittadini di comportarsi secondo i propri privati, egoistici interessi facendo affari che comportino danni agli interessi pubblici della collettività.
Terzo: fare i propri affari non solo è del tutto legittimo nella civiltà capitalista, ma ne costituisce l’anima da quando è nata parecchi secoli fa. A patto, però, che quegli affari siano diretti allo scopo chiamato “sviluppo economico”, e non esclusivamente a quello dell’ arricchimento personale cui mira la corruzione malavitosa e la sfrenata speculazione. Il capitalismo, come sistema di mercato, deve perseguire il fine dell’ accumulazione di ricchezze generate attraverso i profitti. Ma come sistema sociale, nei regimi democratici e parlamentari degli ultimi due secoli, ha dovuto progressivamente contemperare quel fine “privato” con una somma di garanzie di carattere “pubblico” a favore degli interessi collettivi e dei più bisognosi.
La Bibbia ci ricorda che siamo afflitti dal peccato dalla corruzione. Claudio Magris (Corriere della Sera del 13 marzo) ci ammonisce che non solo i terremoti ma anche noi devastiamo la «natura» compiendo un peccato autodistruttivo che minaccia la nostra stessa sopravvivenza. All’etica cieca degli affari che produce terremoti umani dobbiamo opporre una rinnovata resistenza civile.
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