Mentre si può immaginare un futuro, sia pure lontano, meno inquinato dal gas serra se si impiegheranno fonti alternative a quelle fossili, l’umanità dovrà invece coabitare per sempre con la radiotossicità delle scorie atomiche derivanti dalle centrali nucleari anche nel caso assai improbabile che non aumenteranno di numero. Vi pare un bel futuro?
Attualmente le riserve di combustibili fossili - carbone, petrolio e gas naturale - per quanto limitate e non rinnovabili, sono ancora immense e il loro impiego è in costante crescita. Nel 1955 il loro apporto si ritiene fosse pari al 52% del fabbisogno energetico mondiale, oggi è salito all’ 85%. Dunque è sempre più difficile prevedere quando e come quei combustibili potranno essere sostituiti in misura apprezzabile da nuove fonti di energia che siano non inquinanti e rinnovabili. Questa è la migliore scusa per i sostenitori dell’energia nucleare che però non solo è ancora più inquinante per via delle scorie ma anche niente affatto rinnovabile essendo basata sulla produzione di uranio naturale oggi reperibile in un numero limitato di paesi e di miniere.
E allora? Il premio Nobel italiano per la fisica Carlo Rubbia, in una intervista a la Repubblica nel 2007 aveva offerto una possibile visione meno tragica del futuro energetico nel mondo. Rubbia è a Ginevra, dove ha sede il CERN, e , dopo l'estromissione dalla presidenza del nostro Ente Nazionale per l'Energia, s'è ritirato a studiare e lavorare a capo di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili dedicandosi alle tecnologie necessarie per catturare l'energia infinita del sole.
Alla domanda quale sia secondo lui l’alternativa ai combustibili fossili Rubbia rispondeva: "Vi è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. (…) Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese”. E alla domanda: perché allora non si fa? Rispondeva: “ Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa”. Grazie Rubbia per l’avvertimento sui “monopoli” del capitale industrial-nucleare.
Sappiamo che oltre all’energia solare, catturabile con i pannelli fotovoltaici, vi è l’energia eolica catturabile con le turbine, e che entrambi cominciano a essere diffusi in ogni paese. Non ho trovato dati sulla diffusione e la attuale potenza di queste fonti pulite a livello mondiale né sui piani di installazioni future. Ma noi italiani possiamo essere sicuri che, con un governo da circo equestre di second’ordine, un piano energetico serio dotato di regole a protezione del paesaggio, non lo avremo per un bel pezzo.
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