Chiamiamo genericamente "capitalismo" il tipo di sistema economico della nostra società. La "civiltà capitalista" è invece il più ampio intreccio di fenomeni sociali, politico-statuali, economici, religiosi e scientifici che hanno concorso a fare del capitalismo un fenomeno storico di durata secolare, da scoprire nella sua evoluzione globale per capire in che mondo viviamo e come possiamo cambiarlo per un domani con meno ingiustizie, conflitti e danni al pianeta che ci ospita.



3 gennaio 2013

Il populismo aristocratico del Senatore a vita

L’ideologia populista esiste in molte versioni, però con una costante: la concezione elitaria della direzione politica affinché essa sia efficiente, e quindi avversa a quella democratico-popolare che riflette gli antagonismi di classe e perciò è inefficiente. C’è un populismo cattolico che, quando è parrocchiale, distingue i peccatori dai virtuosi, non i ricchi dai poveri, e predica l’obbedienza al sommo Pontefice. C’è un populismo laico che distingue chi , imprenditore o lavoratore,  si impegna alacremente da chi tira a campare con il soccorso dello Stato, ma non chi è occupato da chi è disoccupato, e confida  nel potere di un Premier che sappia dirigere le masse e risolvere i loro problemi. Non vi sembra che questo sia il populismo di Mario Monti?  Ecco perché è disgustato dall’esistenza di una destra e di una sinistra che si incaponiscono a voler rappresentare gli antagonismi reali che dividono la società e quindi, secondo lui, a perpetuare politiche inefficienti. Ma cosa distingue il populismo becero di un Berlusconi che cerca di annullare destra e sinistra unificandole nella passione televisiva che lo rende ricco, dal populismo alto-borghese di Mario Monti, uomo di provata esperienza, onestà e probità, che ha riscattato l’Italia dalla ignominia delle sceneggiate di Arcore? Sospetto che, al contrario di Berlusconi, Monti sia la perfetta espressione della compenetrazione di religione e politica, di cattolicesimo e spirito civico, entrambi di alta qualità, ma inevitabilmente contraddittori. Si rassegni Senatore Monti: lei è la prova vivente che la destra esiste, e che quindi è bene che ci sia una sinistra, capace di contrastare ogni populismo.     

27 dicembre 2012

Economisti con sindrome ossessiva

E’ un vero peccato che Alesina e Giavazzi, rispettivamente di Harvard e della Bocconi, che insieme firmano fondi sul Corriere, siano solo preoccupati che Monti non si impegni “a ridurre lo spazio che lo Stato occupa nella società”. Come sapete è un tema che nella scienza economica fa litigare studiosi ben più illustri di loro, salvo che nella realtà economica, quando sono andati al potere anche conservatori arrabbiati più famosi di loro, non lo hanno mai ridotto. Perché a differenza di quel duo del Corriere, i liberisti anche più accaniti normalmente non “riducono” ma invece “occupano” quello spazio per favorire il mondo degli affari che dello Stato ha sempre approfittato. Quel mondo infatti (che si cura dei soldi e non di retorica) è sempre meno ansioso di vivere in un mercato libero da intrusioni dello Stato, perché è proprio piegandole ai suoi interessi che riesce a ottenere (da secoli, ma il duo del Corriere di storia ne sa poco) la protezione e le garanzie necessarie per i i suoi privilegi monopolistici che fruttano i maggiori profitti. E il bello è che mentre su un fondo del Corriere troviamo proclamati i principi del liberismo ossessivo, sul New York Times due pagine ospitano la storia dell’economista eretico Adam Posen, “Il matto americano contrario all’austerità” che, udite, udite, è membro del Comitato per la politica monetaria della Banca d’Inghilterra. Il quale evidentemente non legge il duo del Corriere se si impunta a persuadere la Banca centrale inglese ad abbandonare l’austerità e invece a stimolare la ripresa con la spesa pubblica.    

9 dicembre 2012

Risparmiare per ridurre il debito : virtù privata ma pubblico vizio

A ogni privato o singola impresa il risparmio può recare un vantaggio economico. Ma non alla collettività dei cittadini e delle imprese, perché ogni mancata spesa di un cittadino o impresa costituisce un mancato reddito di un altro cittadino o impresa. Perciò la somma dei risparmi privati contrae la domanda pubblica e quindi crea disoccupazione che, a sua volta, contrae domanda e occupazione in un circolo vizioso. Insomma la visione individualista nasconde questa elementare verità: nel sistema economico siamo tutti, volenti o nolenti, parte di una collettività in cui vige la partita doppia: ogni debito è un credito, ogni spesa è un ricavo. Invece per troppi economisti, ministri delle finanze, capi di banche e dirigenti politici, le virtù del singolo non possono essere dei vizi per la collettività. Dunque se il risparmio è vantaggioso per un cittadino o una impresa deve esserlo anche per l’intero Paese e dunque la politica dell’austerità è un bene per tutti. Ma ne siamo sicuri? L’economia keynesiana insegna che se i privati decidono collettivamente di spendere meno di quanto guadagnano, allora lo Stato deve spendere più di quanto incassa dalle imposte per colmare la differenza. Ma se invece anch’esso spende di meno come i privati per ridurre i debiti, allora tutti i redditi diminuiranno, insieme ai redditi il gettito fiscale e, paradossalmente, il debito pubblico aumenterà. Non c’è altro scampo per lo Stato che indebitarsi di più per far crescere la domanda, il gettito fiscale e quindi ridurre il debito.  

25 novembre 2012

Quali interessi attuali oscurano sagge parole del vicino passato?

Nel 1954 il grande economista americano, John K. Galbraith,  poneva fra le cause della crisi del 1929 il «misero stato della consulenza economica» di allora, con le seguenti parole di severa critica che dovrebbero far sobbalzare qualcuno proprio oggi: «Il pareggio del bilancio era la dottrina di entrambi i partiti, democratico e repubblicano, e poiché dal 1930 in poi il bilancio era rimasto in grave squilibrio, il pareggio significava un aumento delle imposte, una riduzione delle spese, o entrambi E così venne quella prima Grande depressione.
Poiché la crisi iniziata nel 2008 somiglia tanto a quella del 1929, perché su quelle parole è calato il silenzio? E’ come se fosse fatale che quando certi autori escono di scena e vengono sostituiti da nuovi “consulenti” poco interessati alla storia in generale e a quella delle teorie economiche in particolare, qualcosa vietasse che l’esperienza del passato rimanesse viva nel presente. Col risultato che le giovani generazioni restano digiune di conoscenze andate a fondo assai più utili di quelle che galleggiano per una supposta maggiore attualità. Le quali spesso sono invece di assai più vecchio conio, ma resistenti all’usura del tempo perché ideologicamente convenienti alla perpetuazione di potenti interessi. Dai quali non vanno esenti anche Università di grande prestigio sia americane che europee.

21 novembre 2012

Per una Riforma protestante laica

Suggerisco che nel nostro paese, in cui regna la Controriforma a partire dal Concilio di Trento del 1545, venga avviata una Riforma protestante assolutamente laica che, dunque, non serva a combattere polverosi dogmi del potere ecclesiastico quanto anticaglie ideologiche moderne sul modo di conoscere, studiare e insegnare separatamente l’evoluzione della società (nelle facoltà di sociologia), della politica (nelle facoltà di scienze politiche), dell’economia (nelle facoltà di scienze economiche) e della cultura (nelle facoltà di filosofia, di storia, di scienze naturali, ecc.). Col risultato, pessimo, di ignorare, o comunque di sottovalutare il ruolo specifico della storia della nostra civiltà capitalista che, piaccia o meno, è in corso da otto secoli. Il ruolo cioè di riunire per i propri fini in un unico insieme le sfere della società, della politica dell’economia e della cultura che, nelle precedenti civiltà, erano divise e autonome. Dunque serve una Riforma dell’intero sistema di insegnamento, perché quell’ignoranza è anche concettuale e ideologica, in quanto perpetua un modo di pensare conformista. Come, fra l’altro, l’essere favorevoli ai rimedi dell’austerità forzosa e senza fine che nuoce a tutte le classi sociali e perpetua la crisi. Dunque una Riforma che colpisca responsabilità non solo di destra, ma anche di una sinistra anch’essa conformista, perché vuole andare al potere senza scontentare nessuno, neppure Mario Monti, non considerando che neppure lui dovrebbe essere sfavorevole a una Riforma laica della cultura, anche economica, che le rimetta i piedi in terra come aveva fatto il suo collega John M, Keynes 76 anni or sono.